Libri

“Il rosario di madreperla”

di Gabriele Ottaviani

Il parco archeologico della Caffarella è un polmone verde di 3.500 ettari che si estende a Roma tra Via Appia antica e Via Latina. Meta ambita dai romani, e non solo, per staccare la spina dal caos cittadino, a quell’ora era ancora deserta, eccezion fatta per qualche impavido podista mattutino. I vasti prati irrorati dalla luce dell’alba parevano una tela dipinta da Monet. Adrian gettò a terrà la sigaretta e la accartocciò con il tacco consumato della scarpa. Volse lo sguardo alle pecore, alcune erano rimaste indietro e stavano belando rumorosamente vicino al ruscello. Tirato su il bavero della giacca, si rimise in cammino. In quel momento il Sole era sparito dietro un banco di nuvole. Il ragazzo iniziò a fischiettare, nonostante il cielo minacciasse pioggia. Alle sue spalle la città aveva ripreso il solito tran tran caotico che scandiva il traffico dei pendolari. Quando giunse con il gregge davanti al ninfeo di Egeria, si era alzata una brezza fredda. Il rudere, a forma di grotta, aveva davanti a sé una pozza d’acqua putrida, un ricettacolo di fango e di alghe stagnanti. La leggenda narra che la ninfa Egeria e il marito, il sovrano Numa Pompilio, si incontrassero in quell’angolo della Caffarella per chiacchierare e fare l’amore. Superato il sito archeologico, il pastore si diresse verso una pianura isolata, circondata da alcuni aceri. Appallottolò la giacca e si sdraiò, usando il braccio come cuscino, concedendosi una breve pausa. La fatica, il sonno e la grappa della sera prima stavano prendendo il sopravvento. Si era quasi addormentato quando sentì Max, il suo pastore belga, abbaiare dietro un cespuglio. «A cuccia!» Urlò, rimanendo con gli occhi socchiusi. Dopo un attimo di silenzio, però, il cane riprese a ringhiare con più fervore. «Cazzo!» Sbraitò, raggiungendo l’animale. Dopo qualche passo, il respiro gli si bloccò in gola. A pochi metri di distanza, legata al tronco di un albero, Rachele Natoli implorava il suo aiuto.

Il rosario di madreperla, Valerio Molinaro, Echos edizioni. Si legge d’un fiato ma persiste nella memoria come la nota olfattiva di fondo di un profumo che ci fa sovvenire alla soglia della coscienza emozioni piacevoli e suadenti, che seducono e un po’ persino stordiscono: Valerio Molinaro conosce l’arte della parola, e la pratica e padroneggia con maestria, avvalendosi di un’ampia gamma di possibilità. Si cimenta, in quest’occasione, col giallo, il genere per antonomasia, quello che, come l’elegia classica, che sa essere sia politica che funeraria, e non solo, è cornice ideale per veicolare una vasta gamma di contenuti: e con una prosa fluida, ben congegnata e caratterizzata nel dettaglio mediante vari livelli di lettura fornisce continui spunti, stimoli e chiavi d’interpretazione. Il mistero conquista sin dalle prime battute, ma non è che l’inizio di una storia di cui anticipare anche solo un dettaglio sarebbe un torto, perché priverebbe dello stupore della bellezza. Da non farsi sfuggire.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...