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“La vita nascosta del tempo presente”: Luca Locati Luciani intervista Mariano Lamberti

Luca Locati Luciani

Luca Locati Luciani, autore con Andrea Meroni di Quelle come me – La storia di Splendori e miserie di Madame Royale (PM edizioni: prefazione di Vieri Razzini, con la collaborazione di Giovanbattista Brambilla), intervista Mariano Lamberti prendendo le mosse dal suo ultimo libro, La vita nascosta del tempo presente.

di Luca Locati Luciani

Sono passati cinque anni da quando lessi per la prima volta Una coppia perfetta di Mariano Lamberti. Il tema di quel libro – le dinamiche erotico-sentimentali che possono celarsi dietro un’app per incontri gay come Grindr – coincide con alcune mie riflessioni nate già ai tempi delle prime e rudimentali chatroom. Tornando a Lamberti, beh, da quel libro in poi ho appreso con gioia la notizia dell’uscita di ogni sua pubblicazione successiva. La vita nascosta del tempo presente (Mezzelane Edizioni, 2020) è la sua ultima fatica, ed è un ingresso di Lamberti nel campo del romanzo storico. Non essendo io un recensore, non starò qui a parlarne in prima persona, ma non potevo non togliermi qualche curiosità intervistando l’autore. 

Ci sarebbero moltissime cose su cui parlare a proposito di questo libro, che ho trovato quasi caleidoscopico per i suoi salti spazio-temporali e tematici. Un caleidoscopio magnificamente costruito, perché tutto ha un suo posto perfettamente congeniale ai fini della struttura narrativa. Come e quando nasce l’idea di scriverlo?

Questo libro nasce dallo stato d’animo di un fallimento, era andato a monte  un progetto cinematografico molto importante a cui stavo lavorando da tanto  e da quel fondo depressivo e problematico è emersa questa storia. Inoltre coltivavo da tempo il desiderio di raccontare la vita e il “consumo dei corpi  nei campi di concentramento, assumendola (ed estremizzandola) come metafora della  privazione di  dignità  e intimità del  consumo sessuale dei corpi della nostra attuale società. Un’idea, che poi ho realizzato, era già insita in Salò di Pasolini.

Se non erro è la prima volta in cui tu ti sia cimentato con un romanzo storico. Ci sono elementi tratti da storie reali, o autobiografici?

Sì, è la prima volta che mi cimento con un romanzo storico, non perché volessi parlare della Storia in generale, ma di quella particolare storia, quella dei lager, cosi estrema e oscura ma cosi paradigmatica di come lo spirito umano possa deformare il suo ruolo nel mondo. Per quanto riguarda gli elementi autobiografici è naturale che chi scriva o dipinga o diriga un film, la sua vita intima entri volontariamente o no nell’opera, ci sono pulsioni ed emozioni che mi appartengono ma anche fatti specifici, per esempio tutta la storia d amore del protagonista è un mio personale lutto che ho finalmente elaborato grazie alla scrittura; la storia di Massimo, il detenuto nei lager, è ispirata alle memorie di un prigioniero effettivamente rinchiuso a Dachau e poi tanti altri personaggi, come  Federica, direttamente ispirato a una mia cara amica che viveva a Tel Aviv.

Mariano Lamberti

Senza svelare troppo della trama, quale significato sta dietro al titolo?

L’idea del tempo che sottende al libro è un’idea di tempo agostiniano o einsteiniano se vogliamo attualizzarla, quella vissuta interiormente, soggettiva non intaccata dalle azioni: l’idea del Tempo presente rimane ancora sconosciuta alla nostra percezione. Le grandi patologie del secolo l’ansia e la depressione, non sono altro che effetti di questa causa, la prima nella ricerca di un futuro imprecisato dimenticando il presente e la malinconia o depressione l’insidiosa tenacia di rimanere incollati al passato. La dimensione del presente vissuta consapevolmente sbloccherebbe queste due patologie. Ma  ci si arriva solo con uno stato meditativo e non intendo una  preghiera, ma una consapevolezza dell’essere presente.

Ho trovato un fil-rouge che lega i punti in cui parli della sessualità compulsiva e disumanizzata del protagonista con altre tue opere come Una coppia perfetta. Ci sono legami voluti tra queste due opere, o è solo una casualità?

Come ti dicevo il tema che contiene tutta l’opera è la disumanizzazione dei corpi, nel mio primo libro Una coppia perfetta parlavo proprio di questo: nelle chat per appuntamenti il corpo è spersonalizzato prima virtualmente (presentandosi solo come entità di carne) poi dal vivo. Ritengo che in generale la carica erotica venga proprio dallo spersonalizzare un corpo, privarlo di un vissuto, un’intimità che credo sia alla base di ogni meccanismo erotico da quello più sofisticato a quello più brutale.

Quello che forse è uno dei temi principali del testo è il tragico nell’arte. Nella tua visione, quale funzione deve avere l’artista nei confronti della rappresentazione del “male”?

Il tragico è la vera dimensione dell’arte: quando l’uomo si pone davanti  alla sua finitezza, si fa domande più grandi di lui dando a volte risposte filosofiche ma spesso artistiche, ecco questo tragico, questa domanda insoluta, oggi sta diluendosi nella proliferazione di storie per intrattenere la massa chiusa nelle case a causa della pandemia, ma non solo. Guarda l’esplosione di Netflix e tutte queste piattaforme tutte  commercialmente tese a distrarre lo spettatore con una superfetazione del racconto, lontano da quella dimensione del tragico dell’incompiutezza dell’essere umano di fronte al suo destino. Qualcuno potrebbe obiettare che si raccontano tanti drammi anche contemporanei, ma mai dal punto di vista dell’ineluttabile. Il mio protagonista non termina la sua opera perché non riesce a rappresentare Dachau, non vuole brandizzarla o farne marketing quindi rinuncia. Ecco credo questo sia l’aspetto tragico di questa mancanza del Tragico, la scomparsa del gesto artistico. Scusami il gioco di parole.

Mi ha molto colpito il personaggio di Melissa, che introduce temi quali il buddismo e l’amicizia nel suo senso più profondo. Come collochi la sua morte in un tema portante del libro come l’eternità?

Melissa è proprio l’incarnazione del tragico: una donna che va incontro al suo destino con consapevolezza e maturità, una morte atroce come quella per cancro che affronta con grande dignità, c’è anche il tema del buddismo, religione che il protagonista Max abbraccia senza capirla profondamente proprio per quella distrazione dal presente di cui parlavo prima. Lo stadio dell’illuminazione nel Buddismo è proprio la percezione dell’Eternità nello stato presente.

Una mia curiosità: hai utilizzato uno splendido dipinto di Gonzalo Orquín per la copertina. Da dove deriva questa scelta?

Gonzalo Orquín oltre ad essere un grande artista andaluso che ha avuto successo in Italia è un caro amico, una sera durante una cena gli chiesi se gli andava di donarmi una sua opera per la copertina del libro, lui mi mostrò Il ragazzo col giglio che mi conquistò subito; mi piace il contrasto tra la purezza dei tratti del ragazzo e l’incompiutezza del disegno credo che entrambi siano elementi essenziali dell’arte, la purezza e l’incompiutezza.

Pensi di cimentarti di nuovo con una narrativa che abbia una sua dimensione “storica”, in futuro?

Ad agosto uscirà un nuovo romanzo storico molto complesso e molto ambizioso con una casa editrice importante romana:  si svolge nel Giappone medievale e avrà come protagonista Nichiren Daishonin il controverso fondatore del Buddismo riformato oggi diffuso dall’istituto buddista della Soka Gakkai, ma lo ritrarrò in maniera non ortodossa,  nel suo aspetto umano e sociale,rivoluzionario quasi, non divino si sarebbe detto un tempo: forse genererà  un po’ di polemiche ma del resto per tutta la sua vita Nichiren fu circondato da polemiche e aggressioni.

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