Libri

“Ore disperate”

di Gabriele Ottaviani

Meglio cominciare a impegnarsi su entrambi i fronti…

Ore disperate – L’ultimo processo di Harper Lee, Casey Cep, Minimum fax, traduzione di Sara Bilotti. Geniale come solo chi ha concepito questa spettacolare copertina, Harper Lee è forse in assoluto il personaggio più indefinibile della storia della letteratura: un unico, di fatto, grandissimo romanzo, il vero e proprio capolavoro di una voce senza pari, immortalato in modo sublime anche al cinema, che ha dedicato la sua vita alla riservatezza, a scomparire, quasi, qui ritratta in modo delicato, intimo, commovente e irresistibile, nella ricostruzione con piglio da cronista che fa Casey Cep nel momento in cui l’artefice del Buio oltre la siepe, che contribuì non poco alla stesura della gemma più scintillante della produzione letteraria del suo sregolato, brillantissimo, invidioso e non troppo grato fraterno amico Truman Capote, ossia A sangue freddo, torna nella natia terra di Alabama, dalle mille contraddizioni, dopo tanto tempo, e con un bagaglio di esperienze ormai diverso, lontano dalla Scout sua alter ego, ma forse la sola evoluzione possibile, proprio di fatto per riscriverne la sua personale versione prendendo le mosse dalla vicenda dai toni shakespeariani del reverendo afroamericano Willie Maxwell che poco meno di mezzo secolo fa venne accusato di aver ucciso cinque membri della sua famiglia per incassare i soldi di altrettante polizze assicurative. Più volte processato, fu sempre assolto grazie all’astuzia del suo avvocato, un liberal campione dei diritti civili. Praticamente Atticus, cambiando quel che dev’essere cambiato. Finché, al funerale della sua ennesima vittima, uno dei parenti fa secco Maxwell con un colpo di pistola davanti a una folla di testimoni. E a difendere l’assassino in tribunale è lo stesso avvocato che aveva fatto assolvere il reverendo… Meraviglioso.

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