Libri

“Esercizi di fiducia”

di Gabriele Ottaviani

«Di qua», sussurrò Elli tornando nel punto dove Sarah si era bloccata e prendendola per mano come avesse, chissà, perso la strada nel buio. Lasciarono la penombra del salotto, percorsero l’oscurità quasi completa di un corridoio con molte porte chiuse e aprirono l’ultima, sotto alla quale baluginava una lama di luce dorata. «Stasera siamo al completo», disse Elli dopo aver richiuso la porta, con una voce rauca e perplessa, come se nessuna circostanza potesse smuoverla. Rimasero ferme lì nella sua camera ingombra, fra indumenti, orsacchiotti e cuscini ammucchiati in quantità tale che il mobilio sottostante si vedeva a malapena. Un abat-jour con uno scialle a frange pinzato sul paralume gettava una luce fioca sulle foto incorniciate di una Karen molto più giovane, dalle guance molto più tonde, e di un maschietto paffuto con la stessa faccia di Karen. Le mensole ormai imbarcate erano stracariche di bambole, cianfrusaglie e libri: Lo zodiaco; Il grande libro dei tarocchi; Ricette per mangiar sano. «Questo dovrebbe starti», disse Elli pigliando a strattoni un pigiama da dentro un cassetto talmente pieno che non scorreva bene. Una volta estratto, Sarah si accorse che il pigiama era tutto pieghettato e lungo l’orlo aveva una fila di pompon grandi come biglie. «L’avevo comprato per Karen ma lei non se lo metterebbe manco morta, e per me è troppo grande. Io sono una XS. Oddio, gioia, che c’è? Un ragazzo? Ma quanto sei carina. Karen non parla mai di te: posso capire il perché. Adesso ti fai una bella doccia, usa pure il bagnoschiuma». Stringendo il pigiama coi pompon Sarah si chiuse nel minuscolo bagno, una foresta di candele, ciprie e creme in cui la tazza, la vasca e il lavabo parevano spuntati per caso, come funghi, nel sottobosco profumato e floreale. Seduta sulla tazza aprì la doccia e prese a singhiozzare nel rumore dello scroscio. L’amore era una specie di disfunzione chimica…

Esercizi di fiducia, Susan Choi, Sur, traduzione di Isabella Zani. Che l’amore è tutto è tutto ciò che ne sappiamo, ma sappiamo anche che la giovinezza, nei confronti della quale forse si è spesso troppo indulgenti, nostalgici e romantici, è l’epoca in cui si vive d’assoluti, in cui ogni cosa appare definitiva, e brucia velocemente: negli anni Ottanta del secolo scorso, l’ultimo del millennio passato, due adolescenti, bramosi d’essere quello che ancora non sono né sanno se sapranno o meno diventare, frequentano un’accademia d’arte drammatica, anelano una bellezza che salvi il mondo o perlomeno loro stessi, sognano di cambiare le cose, di vivere dei loro desideri. Sono David e Sarah, e il loro amore travolgente è esposto ai marosi e alle intemperie dello sguardo altrui, degli altri e degli adulti, che si divertono a fare il conto dei baci per poter definire e lanciare il malocchio. Si sa, del resto, tutto finisce, ma quei brevi mesi segnano il destino di una vita, di molte vite, e a distanza di anni qualcuno di esterno, di estraneo a quel sentimento che visto da fuori impallidisce e fa impallidire, racconta la storia dando tutta un’altra versione dei fatti rispetto a quella che fino a quel momento era stata raccontata, e data, come gli affetti importanti davvero, per scontata, salvo poi, fuori tempo massimo, ricredersi. Erosa dal tempo come una roccia, che resta eppure cambia, la verità si dispiega in tutta la sua straziante e solenne tragicità: monumentale, commovente, necessario. Vincitore, e come avrebbe potuto essere altrimenti, visto il modo sublime in cui è scritto, del National Book Award.

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