Libri

“Żubrówka”

di Gabriele Ottaviani

Il fiume era pieno di un ghiaccio fradicio e spugnoso, che impediva all’acqua di scorrere e di incresparsi, e la faceva apparire immobile, mentre noi, capisci, noi che stavamo fermi su quella riva bassa vicino ai piccoli abeti, avevamo l’impressione di andare all’indietro. C’era un tale silenzio! Gli uccelli e gli altri animali sembravano spariti dal mondo, perfino le zanzare ci avevano lasciato. Un tale silenzio che riuscivamo quasi a sentire la linfa strisciare lungo i tronchi dei piccoli abeti fino al suolo, e sapevamo, Igor’ Paljaškin e io, che quella notte il Signore dei Ghiacci sarebbe venuto a trovarci nella taiga, a legare il fiume, spezzare i rami degli alberi e gelarci trasformandoci in pietre. Un tale silenzio che quando sentimmo il Gelo arrivare da lontano, Igor’ Paljaškin tirò fuori la sua pistola, e sparò sei volte verso nord. Non aveva paura di Dio, Igor’ Paljaškin…

Żubrówka – Una storia di Natale, Sarban, Adelphi, traduzione di Roberto Colajanni. Per chi li fa e chi li legge i libri sono – volendo usare il titolo di uno degli ultimi che siamo riusciti a stampare – una forma di concupiscenza. Di cui non è facile liberarsi, anche in circostanze avverse. Specie in circostanze avverse. Costretti alla clandestinità, i libri prosperano. È già accaduto non poche volte – e adesso tentiamo di farlo succedere di nuovo. Così abbiamo deciso di farvi leggere, in formato digitale, alcuni dei testi che avremmo pubblicato in queste settimane e che usciranno in un futuro imprecisato. Più qualcosa d’altro che non era immediatamente in programma e qualcosa che non lo era affatto. In questa serie troverete quindi racconti di vario genere, tratti da volumi più ampi, nonché brevi inediti. In un caso e nell’altro, abbiamo cercato di dare a questi minuscoli libri la forma non di un estratto, ma appunto di un libro autonomo, per quanto in miniatura. È una deformazione professionale, verosimilmente: ma ci ostiniamo a rimanerle fedeli. Questa è l’ispirazione della collana Microgrammi, questa la sua nuova uscita, comparsa per la prima volta sugli scaffali d’una libreria esattamente settant’anni fa, una vera e propria gemma, preziosissima e troppo poco nota, di un autore la cui carriera letteraria, condotta sotto pseudonimo, è stata assai più breve di quella diplomatica per il vessillo di Sua Maestà Britannica: Żubrówka è la cosiddetta vodka del bisonte, e può tenere molto caldo in una notte che è già afosa di suo, anche se è Natale, perché l’Arabia certo non ce la si immagina ammantata da una coltre di neve. A Jedda, porto fiorente e nevralgico a un tiro di schioppo dalla Mecca e Medina, le città sacre dell’Islam, c’è stato un periodo in cui fra i pochi inglesi che vivevano in piccole case per lo più in prossimità delle mura la sera della vigilia di Natale si soleva riunirsi per una festicciola allietata da canti tradizionali che suscitavano divertimento ma soprattutto stupore fra i domestici sudanesi: in una di queste occasioni si dipanò nella notte la trama di una vicenda sorprendente… Delizioso, suadente, sensuale, raffinatissimo.

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