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“Potenza e bellezza”

di Gabriele Ottaviani

Nel frattempo, il 6 febbraio 1799 Napoleone ha lasciato Il Cairo con il suo esercito. Il 3 marzo arriva a Giaffa. Un ufficiale dell’esercito francese viene mandato con una bandiera bianca sotto le mura per intimare ai difensori di arrendersi, ma viene preso, decapitato e la sua testa gettata in mare. Per vendetta, Napoleone, una volta entrato in città, fa massacrare centinaia di persone. Duemila tra soldati e civili sono trascinati come prigionieri sulla spiaggia. Berthier, il conquistatore di Roma, chiede cosa deve fare con i prigionieri. Napoleone va su tutte le furie. «Cosa credi che dovremmo fare, portarceli dietro fino al Cairo e dargli pure da mangiare?», risponde inferocito. Il sole cocente del Medio Oriente comincia a dare alla testa a Napoleone. Il generale sembra in preda alla follia: si aggira nel deserto credendosi Dio in terra, seminando indignazione tra gli arabi, i cristiani e gli ebrei del luogo. «Io sono terribile come il fuoco del cielo per i miei nemici, ma clemente e misericordioso verso gli amici», proclama agli egiziani sgomenti. A marzo arriva sotto le mura di Acri, la sede del governatore ottomano della Siria. La città non è facile da prendere e, nel frattempo, sono in arrivo settemila guerrieri da Nablus e un esercito di altri quarantamila da Damasco. Dopo l’ennesimo tentativo di conquistarla, Napoleone scrive al Direttorio di esserci riuscito, ma di aver poi deciso di far ritorno al Cairo a causa di un’epidemia di peste. Il viaggio dura venticinque giorni e la temperatura, di giorno, è costantemente sopra i quaranta gradi. Molti soldati non hanno neanche le scarpe per camminare sulla sabbia bollente e di notte i pochi stracci che indossano non bastano a ripararli dal freddo. Il cibo è scarso. Molti soldati si ammalano, alcuni di peste. Napoleone suggerisce al medico che lo accompagna che l’unica soluzione è dare loro una dose fatale di laudano. Lasciarli indietro li esporrebbe alle barbare pratiche del nemico, che prima di ucciderli di sicuro li sodomizzerebbe. Il medico, un certo Desgenettes, replica che il suo dovere è salvare vite, non mettervi fine. Ma Napoleone è irremovibile. Centinaia di soldati vengono lasciati a morire sotto le mura di Acri.

Potenza e bellezza, Elido Fazi, Fazi. Il sottotitolo già dice tutto: Cronache da Roma e da Parigi (1796-1819) Uno è un conte che vuole solo metter su famiglia e continuare i suoi studi, l’altro è un sensale di nozze che fa l’agricoltore ma non disdegna di produrre armi, siamo nelle Marche, il primo si chiama Monaldo, il secondo Costantino, il primo ha un figlio che si chiama Giacomo, che diciassettenne scriverà che Se questo fosse vero, e cioè che il paradigma per valutare la felicità degli Stati è la Bellezza e non la Potenza, probabilmente non esisterebbe al mondo un popolo più felice di quello degli Italiani, il secondo ha un figlio che si chiama Giacomo, e che come suo padre è pieno d’ardimento: i due vogliono combinare un matrimonio, ma incombe sui destini loro e non solo, come una spada di Damocle, nientedimeno che il generale che sta facendo faville in ogni dove, quel certo Napoleone Bonaparte di cui tutti parlano, e… Con ampio respiro Fazi ci conduce nei meandri della storia e delle magnifiche sorti e progressive che sono dell’umana gente… Da leggere.

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