Libri

“Oregon Hill”

di Gabriele Ottaviani

Come al solito il mio sarcasmo è sprecato.

Oregon Hill, Howard Owen, NN. Traduzione di Chiara Baffa. Otto anni fa, sessantatreenne, si è aggiudicato proprio con questa magnetica opera il prestigioso Hammett Prize, riconoscimento assegnato ogni dodici mesi dall’International Association of Crime Writers, che ha insignito nel corso delle circa trenta edizioni del medesimo premio anche autori del calibro di Elmore Leonard, Stephen King e Margaret Atwood: Howard Owen, da Fayetteville, North Carolina, città dalla lunga e varia storia nonché tra le location – gli appassionati di telefilm lo sanno bene – di One Tree Hill, ha una prosa ampia, bella e stratificata, molteplice e policroma, strumento perfetto per raccontare una vicenda che sarebbe il soggetto ideale se l’immarcescibile Clint Eastwood decidesse, cambiando quel che dev’essere cambiato, di dare vita a una nuova pellicola sulla falsariga di Fino a prova contraria. Willie beve troppo, non ha peli sulla lingua, è un giornalista con un monolitico senso dell’etica, e dalla cronaca politica viene retrocesso alla nera: ovvio che non si accontenti della spiegazione ufficiale al delitto di una ragazza trovata decapitata nelle acque del South Anna. Così si fa strada a Oregon Hill, tra parvenze di abbacinante nitore e realtà di corruzione, menzogne e razzismo, e… Magistrale.

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Una risposta a "“Oregon Hill”"

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