Libri

“L’uomo dello specchio”

di Gabriele Ottaviani

Seleziona uno dei riquadri e immediatamente le immagini della videocamera compaiono a schermo intero. Tra uno dei pilastri che reggono il tetto piatto e la pompa dell’acqua si vedono i bidoni della spazzatura blu e una delle aste delle bandiere. Nessun’altra videocamera punta in quella direzione. Joona manda indietro la registrazione fino all’orario in cui Mia è scomparsa. Pontus si china sullo schermo. Una figura entra nell’inquadratura da sinistra. È una giovane donna con i capelli tinti di rosa e blu, con un grande parka militare e degli scarponi neri. «È lei, è Mia», dice Pamela, deglutendo visibilmente. Mia ha l’aria pensosa, cammina lentamente. Quando oltrepassa le pompe sparisce del tutto, ma ricompare quando si siede sul plinto di cemento. Posa cautamente il bicchiere di Coca-Cola a terra, si scosta i capelli dal viso, sfila il panino dal sacchetto e lo scarta. « Non so perché si siede sempre così quando mangia», dice Pontus sottovoce. Mia lancia un’occhiata verso la strada e si infila in bocca qualche patatina, poi dà un altro morso al panino e guarda verso la rampa d’accesso. Per qualche secondo viene accecata dalla luce dei fari, che si riflettono sul container blu alle sue spalle. Prende il bicchiere, beve, poi lo rimette a terra mentre un camion le passa davanti nascondendola completamente. Pamela giunge le mani, pregando silenziosamente Dio che nulla di male accada a Mia, che si tratti soltanto di un malinteso. Il camion si ferma. L’aria davanti alla ventola del motore tremola per il calore. Mia non si vede più in nessuna videocamera. La cabina del mezzo è nascosta dalle pompe e dai tubi, si intuisce soltanto la portiera che si apre e da cui scende qualcuno. Si vedono solo i pantaloni sportivi neri e larghi del camionista, che fa il giro attorno al mezzo. A terra, sotto il veicolo, qualcosa scintilla. Poco dopo l’uomo torna, supera la cabina e raggiunge il rimorchio, colpendo violentemente il telone con una mano. Il tessuto di nylon vibra. Si sposta leggermente di fianco, e di colpo la sua schiena è visibile. Sul cappotto di pelle c’è una macchia che assomiglia a delle fiamme. «È lui», dice Joona. L’uomo sale in cabina, accende il motore, preme l’acceleratore e mette in movimento il veicolo. Il camion raggiunge lentamente l’uscita e lascia la stazione di servizio. Mia è scomparsa.

L’uomo dello specchio, Lars Kepler, Longanesi. Traduzione di Andrea Berardini. Perché una ragazza come tante è stata uccisa in piena notte nel parco giochi di un tranquillo e sobrio quartiere residenziale della bella Stoccolma con delle modalità agghiaccianti che fanno pensare a un’efferata e in nessun modo giustificabile vera e propria esecuzione? Questa è però solo la prima delle domande che si pone Joona, che fa la commissaria e che scopre come prima cosa che la giovane era letteralmente svanita nel nulla in un pomeriggio apparentemente del tutto normale di cinque anni prima: nessuno sembra sapere alcunché, ma non è possibile… Formidabile, mozzafiato, travolgente.

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