Libri

“Le direzioni dell’attesa”

di Gabriele Ottaviani

Aumentò il numero di quanti chiedevano di entrare nel gruppo, al punto che si valutò l’opportunità di aprire una scuola di teatro, salvo rendersi conto che non rimanevano margini di tempo per altre attività, compresa quella principale. Venne allestito un nuovo testo di Trevor, a cui si aggiunse una piccola rassegna di teatro off. Il gruppo partecipò a diversi festival europei e, per il secondo anno consecutivo, al limitrofo Fringe di Edimburgo sotto gli occhi, fra gli altri, di Harry Countfield. La terza stagione iniziò a Copenhagen, dove portarono una versione di Questa sera si recita a soggetto facendosi doppiare dal vivo da attori locali. Il clou si ebbe tuttavia a Londra, proprio per volontà di Harry, diventato, oltre che loro convinto sostenitore, direttore dell’Hampstead Theatre. Per il gruppo tutto girava a pieno regime, nonostante qualche fisiologica battuta d’arresto. Un annunciato invito alla Biennale Teatro di Venezia non andò a buon fine per ragioni oscure. Intanto nel gruppo c’erano stati ricambi e nuovi arrivi. Fin dall’inizio i fondatori avevano deciso di accantonare rancori e rimostranze quando qualcuno si fosse staccato per seguire altre strade. Fra quanti nel frattempo si erano allontanati figurava anche Trevor. Il quale aveva lasciato proprio nel momento in cui il gruppo stava spiccando un volo sempre più alto. Trevor disse ad Alina che non si sarebbe mai aspettato di uscire dal gruppo, mentre lei, al contrario, ne faceva ancora parte: «L’ingestibile Alina si è forse ravveduta?» Il tono di Trevor era affettuosamente scherzoso. La tensione che emanava dalla figura di Alina si era un poco attenuata ma tutti la vedevano ancora sul filo del rasoio: lei stessa, del resto, si vedeva in quel modo. A Trevor spettava il merito di avere promosso per primo la nascita del gruppo. Il nome, invece, era balenato come un lampo nella mente di Betty.

Le direzioni dell’attesa, Adelio Fusé, Manni. Saggista, poeta, appassionato ed esperto di musica, attivo da tempo in ambito editoriale, Adelio Fusé dà vita a questo nuovo e lirico romanzo in cui il caso, col suo fare neghittosamente dispettoso ma anche teneramente benevolo, tesse una trama di accadimenti che costituiscono un raffinato e policromo mosaico di suggestioni, le quali si dipanano anche per il tramite di un atipico e originale Bildungsroman – non si smette mai di crescere, cambiare, sognare – sentimentale on the road, fra Parigi, Amsterdam, il Lago Maggiore, Roma, Edimburgo, Lisbona, Marrakech, Berlino e la Grecia, in cui due identità lacerate dal dissidio fra essere e dover essere, fra aspirazioni e inadeguatezza, fra sogni e realtà, fra l’arte dello scrivere e quella dell’interpretare, rincorrono sé stesse in cerca d’una serenità che è prima di tutto percezione di un’assenza, ritrovandosi sempre anche senza darsi appuntamento: del resto la creatività nasce da un senso di perdita che si tenta al meglio di sanare… Da non perdere.

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