Libri

“Il più grande spettacolo del mondo”

di Gabriele Ottaviani

Sempre sorridendo, la signora Dallas aveva aperto la propria copia del libro di ortografia e aveva cominciato con gli esercizi. La mente di Morris Bird III nel frattempo era persa nei pensieri. Si era fissato i piedi e si era accorto di essersi dimenticato di togliersi gli stivali. Pensava a come la nonna si era fidata di lui. Non avrebbe controllato l’armadio. Sapeva che non lo avrebbe fatto. Lo sapeva per certo come sapeva il proprio nome. Avrebbe voluto poter correre a casa e baciare sua nonna e dirle la verità. Non voleva mentirle, ma cos’altro avrebbe potuto fare? Quel pomeriggio avrebbe fatto quella passeggiata. Non poteva permettere a nulla di mettergli i bastoni fra le ruote. Anche a costo di sentirsi ancora più un microbo, sarebbe andato dove si era ripromesso di andare. Aveva chiuso gli occhi per un secondo o due e la parola che gli era comparsa davanti era stata bugiardo. Subito aveva aperto gli occhi. Si era guardato intorno. La signora Dallas stava conducendo gli esercizi nel solito modo. A partire dal primo bambino al primo banco della prima fila, ogni bambino doveva fare lo spelling della parola letta dalla signora Dallas. La prima fila aveva già completato l’esercizio. E così anche i quattro bambini in seconda fila.

Il più grande spettacolo del mondo, Don Robertson, Nutrimenti, traduzione di Nicola Manuppelli. Morris Bird III, il pronipote del Morris Bird di Paradise Falls, il fidanzato della Julie Sutton di Julie, nel millenovecentoquarantaquattro, l’anno di Acque del sud, Angoscia, Arsenico e vecchi merletti, Avvenne domani, Le chiavi del paradiso, Da quando te ne andasti, Due donne e un purosangue, Due ragazze e un marinaio, La fiamma del peccato, La fidanzata di tutti, Gran Premio, La grande combattente, Incontriamoci a Saint Louis, La signora Skeffington, Sinceramente tua, La valle della vendetta, Vertigine e tanti altri film, mentre la guerra infuria ma alla Casa Bianca, grazie a Dio, perché The plot against America è fortunatamente rimasto solo un incubo ucronico e distopico alla pari di The man in the high castle, c’è e ci resta Franklin Delano Roosevelt, attraversa Cleveland per andare a trovare il suo migliore amico, e nel frattempo, con inusitato e irresistibile candore, vive una quotidianità teneramente avventurosa e disarmante nel corso della quale medita sull’amore, l’amicizia, il coraggio, l’onore, la morte e molto ancora. C’è poco da dire: del romanzo di Robertson il più grande spettacolo del mondo non è solo il titolo, ma anche, se non soprattutto, la più precisa delle definizioni.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...