Libri

“La piazza”

di Gabriele Ottaviani

Ognuno tra quelli portava silenziosamente la sua croce, ognuno con la propria dignità ad attendere l’assistenza che uno stato sociale doveva garantire. Tonino spingeva la carrozzella ogni volta che avanzavano di una posizione al raggiungimento della meta. Pure se l’amico poteva benissimo procedere da solo, lui con quel gesto pareva voler evidenziare lo stato di necessità, di bisogno, di invalidità per l’appunto. Come se invece dell’impiegato delle poste, dall’altro lato del vetro ci fosse un dipendente dell’INPS che doveva stabilire in quel momento se l’uomo avesse diritto o no a ricevere il sussidio. I lividi dell’assalto che aveva subìto il giorno prima avevano attirato l’attenzione di una signora dietro di lui che cercava di tenerlo a distanza di sicurezza evitando ogni forma di contatto. Il colorito della pelle, l’inespressività delle pupille, i denti consumati: l’essere tossico si vedeva da lontano, anche chi aveva poca dimestichezza con le droghe pesanti intuiva che qualche sostanza micidiale circolasse tra le centinaia di uomini e donne accomunati da quelle caratteristiche. Che i ragazzi così non andavano sfiorati, nemmeno per sbaglio. Forse non andavano nemmeno guardati. La piazza ormai contava decine di presenze fisse, gente che arrangiandosi cercava solo di apparare i soldi, come si dice a Napoli, per una, due, tre dosi di droga e tirare avanti…

La piazza, Angela Vecchione, Robin. Rosa conosce solo l’abuso: a parte Domenico e i suoi figli, nessun altro infatti in tutta la vita le ha dato amore, bensì l’ha resa esclusivamente vittima di sofferenze e privazioni. Del resto attorno a lei, che crede ostinatamente nella necessità della solidarietà, dei legami e della verità a qualunque costo, anche quando il prezzo da pagare è elevatissimo e le conseguenze non consentono di lasciar correre, gravita una galassia di personaggi che ha sbagliato e sbaglia, che ha pagato e paga, ma non smette di credere nel riscatto, e di cercarlo: da non perdere.

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