Libri

“Fiordo profondo”

di Gabriele Ottaviani

L’omicidio di Ahmad potrebbe essere spiegato secondo questa teoria. Ma non altrettanto facilmente quello di Melika Omid Carter, per metà iraniana e per metà americana.

Fiordo profondo, Ruth Lillegraven, Carbonio. Traduzione, come sempre brillante e raffinata, di Andrea Romanzi, che esalta la voce di quest’opera, non a caso redatta da un’autrice che è anche poetessa e drammaturga, che conosce perfettamente la misura del ritmo narrativo (il romanzo è in corso di traduzione in varie nazioni, ed è stato opzionato per il cinema) e la lirica delle parole, solida, potente, importante, densa di significati, ricca di livelli di lettura e di chiavi d’interpretazione, multiforme e avvincente, sobria, cesellata, accuratissima nell’indagine del contesto sociale, economico, culturale, politico ed emotivo, immortalato perfettamente a fuoco, che induce a una riflessione seria e determinata in merito a tematiche da cui spesso si volge altrove lo sguardo, per non mettere in discussione rassicuranti abitudini, luoghi comuni e comode convenzioni. Clara è una funzionaria del ministero della giustizia, Haavard è un medico stimato, hanno due bambini e una splendida villa in una delle zone più eleganti di Oslo, che è già di suo una città di nitore abbacinante; lui ha un background ricco, quieto e privilegiato, lei un passato doloroso che si è lasciata alle spalle ma che non ha mancato di restarle addosso nella forma di solchi e nette cicatrici che la riportano sempre a casa, alle radici, al profondo ovest della Norvegia: e nel momento in cui è in procinto di presentare la più radicale fra le proposte di leggi degli ultimi anni, che obbliga chiunque lavori negli enti pubblici, il simbolo della comunità, dello stato, della collettività che paga le tasse e contribuisce alla collettività e al mosaico sociale in quella Scandinavia felix che forse, nonostante una lunga storia socialdemocratica e un welfare reso formidabile anche dal fatto di essere pochi e mediamente benestanti, tanto felix davvero poi non è, a denunciare, anche, se non soprattutto, a titolo di esempio, e come emblema della presenza affidabile della legge, a cui nulla sfugge, casi sospetti di violenza o vessazione su bambini avvenuti tra le mura domestiche, combattendo quello che lei chiama maltrattamento minorile istituzionalizzato, il vaso di Pandora perde il coperchio, e una serie di omicidi turbano la quiescenza… Maestoso.

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2 risposte a "“Fiordo profondo”"

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