Libri

“Lo specchio e la luce”

di Gabriele Ottaviani

«Fareste lo stesso con me, con quest’inglese che, dicevate, potrei sposare?». Lui alza lo sguardo. «Ti darei modo di scegliere, naturalmente. Gregory è il mio erede, non è la stessa cosa. Ti troverò una buona sistemazione». «Sono come la povera Anna Calva, la moglie di Poyntz. Non vorrei vivere fra gli stranieri». «Ma pensa a Ruth, nella Bibbia. Lei si adattò». Jenneke scoppia a ridere. «Confondete quei tempi con i nostri? Noi viviamo gli ultimi giorni, loro l’alba del mondo». Ecco. È una di quelle che pensano, a che serve sposarsi, o dare una figlia in matrimonio? Viviamo alla fine dei tempi. Ripensa alla figlia di Wolsey, al suo rifiuto. Ancora non è certo d’essersi ripreso. «Vi lascio», dice lei. «Solo per stanotte, intendo. Non me ne andrò senza salutarvi». È venuta per raccontare una storia e l’ha raccontata; per vedere un padre e l’ha visto. Cosa può trattenerla ormai? Lazzaro, naturalmente, è morto due volte. La seconda fu quella buona. In viaggio verso est, per conto della sua banca, lui era andato a visitare la sua seconda tomba, quella definitiva. Era sorvegliata da monaci feroci, che ti sbattono sotto il naso una ciotola per le elemosine e ti costringono a svuotare le tasche per vedere una cosa che, in fin dei conti, dimostra soltanto che i miracoli non sono duraturi. Lo storpio cammina ma non può che fare due giri intorno al camposanto prima di crollare in terra scompostamente. Il cieco vede, ma i visi che ha conosciuto da giovane ormai sono cambiati; e quando chiede uno specchio, non si riconosce più. Dopo sua figlia, entra Mr Wriothesley. «Allora, cosa vi ha detto di Harry Phillips? C’era qualcosa che non sapevate?».

Lo specchio e la luce, Hilary Mantel, Fazi, traduzione di Giuseppina Oneto e Stefano Tummolini. La trilogia si chiude come meglio non si potrebbe con questo romanzo non certo a caso finalista all’edizione di quest’anno del prestigiosissimo Man Booker Prize, solido, compiuto, d’amplissimo respiro, raffinato, elegante, dettagliatissimo, confezionato con cura sopraffina e sorprendente, che, come accade alle grandi prose d’ambientazione storica, è più attuale che mai: nel maggio dell’anno del Signore millecinquecentotrentasei, in Inghilterra, Thomas Cromwell, sempre più deciso a compiere la propria scalata al potere, assiste alla decapitazione di Anna Bolena, per poi banchettare assieme ai suoi sodali. Il lord custode del Sigillo Privato, astuto e tenace, per i risultati che ottiene viene premiato da Enrico VIII, re non più giovane e provato dalla vita, ma ora felice assieme alla remissiva Jane Seymour, con la nomina a cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera. Si sa che però ogni cielo terso è destinato a rabbuiarsi quando le nuvole si addensano all’orizzonte, e… Impeccabile e imprescindibile.

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