Libri

“Immagina di baciare Pete”

di Gabriele Ottaviani

«Quella stronza!» disse Joe. Corse dietro l’automobile e si attaccò a una maniglia, ma lei aumentò la velocità e Joe rotolò in mezzo alla neve. «Dio la stramaledica, dovevo immaginarlo che stava macchinando qualcosa. E ora? Cerchiamo di scroccare un passaggio a qualcuno.» Lo scontro, se così poteva chiamarsi, era finito, e cercammo di fermare le automobili che tornavano a casa dopo il ballo. Ne riconoscemmo molte, ma nessuna si arrestò. «Be’, grazie a te, ci tocca di fare una bella passeggiata di cinque chilometri fino a Swedish Haven» disse Frank Lander. «Oh, tornerà» disse Joe. «Scommetto cinque dollari che non torna» dissi io. «Be’, io non ci sto, ma che mi venga un colpo se ho intenzione di fare cinque chilometri a piedi. Aspetterò finché non riusciremo a scroccare un passaggio.» «Se non ti muovi finirai congelato» disse Frank. «Siamo più vicini al circolo che a Swedish Haven. Torniamo là» dissi io. «Per farmi vedere dal mio vecchio?» disse Joe. «Il tuo vecchio è andato casa da un pezzo» dissi io. «Be’, qualcuno mi vedrà» disse Joe. «Senti, ti ha già visto mezzo circolo, e non si sono nemmeno fermati» dissi. «Chi ha una sigaretta?» disse Joe. «Non dargliela» disse Frank. «Non ci penso nemmeno» dissi io. «Torniamo al circolo. Ho i piedi fradici.» «Anch’io» disse Frank. Calzavamo scarpini da ballo, scollati, e ci eravamo bagnati i piedi appena scesi dall’auto. «Quell’accidente di Phyllis, lo sa che sono appena guarito da un raffreddore» disse Joe.

Immagina di baciare Pete – Prediche e acqua minerale, John O’Hara, Racconti, traduzione di Vincenzo Mantovani, postfazione di Luca Ricci. Nato in Pennsylvania da genitori di origine irlandese, come rivela il cognome immortalato per sempre nell’immaginario collettivo dalla più celebre di tutte le Rossella, John O’Hara, vissuto fra il millenovecentocinque e il millenovecentosettanta, è stato uno fra i più importanti e sfortunatamente misconosciuti scrittori statunitensi, autore di racconti, di sceneggiature, di romanzi: la sua voce narrativa è solida, potente, densa, ricca di significato e di significati, di livelli di lettura e di interpretazione, capace di immortalare e connotare con un gran numero di caratteristiche ambienti, personaggi, situazioni e stati d’animo. Suggestiva sin dal titolo quest’opera che risale a sessant’anni fa dell’artefice da cui sono state tratte celeberrime trasposizioni cinematografiche – una su tutte l’immortale Venere in visone – racconta del ritorno a Gibbsville di Jim, quasi commosso dall’appello accorato, per non dire patetico, del suo vecchio amico e compagno di liceo Pete, vergine ma non casto, pieno di complessi più di un manuale di psichiatria, che sta per impalmare, in una società in cui conta tutto, soprattutto ciò che è apparenza e non sostanza, ciò che è status e non stato, la più bella e disinibita fra le belle e disinibite, che ovviamente non lo ama affatto e che altrettanto ovviamente è imbottita di tranquillanti, e… Il più cinico ritratto possibile del lato oscuro del sogno americano, del lieto fine e del matrimonio, inteso sia come istituzione che come paradigma delle relazioni umane: imprescindibile.

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