Libri

“Mi hanno rapito gli zingari”

di Gabriele Ottaviani

Sono distrutto, muoio di freddo e di sonno. Non riesco a muovere gli arti, non sento più i piedi e le mani; inoltre ho le orecchie e il naso tappati, forse a causa del fumo di plastica. Sembro anch’io un richiedente asilo, e infatti diversi nuovi volontari cercano di offrirmi aiuto. Non vedo l’ora di tornare a casa, mentre Huan, instancabile, vuole restare ancora un’altra notte. Lo ammiro, non so come faccia. A metà giornata, finalmente, insieme agli altri due belgi mi trascino verso l’auto e ripercorro la strada fino a Shutka. Al confronto di quello che ho vissuto, la casa-garage mi sembra una reggia.

Mi hanno rapito gli zingari – Una storia vera, Cristhian Scorrano e Marina Pirulli, Augh! Edizioni. Brillante, intelligente, profondo, lieve ma mai banale, leggibile e semplice ma niente affatto semplicistico, credibile e solido in ogni suo aspetto e in tutte le sfumature che lo connotano, è un Bildungsroman sui generis che trascende le definizioni e che tratteggia con chiarezza lapidaria l’irredimibile e irriducibile policroma complessa della commedia umana, in cui l’amore e la morte sono due fili del medesimo ordito: in viaggio per i Balcani verso l’impareggiabile e vagheggiato mare della Grecia su di un’auto peggio in arnese degli sgangherati conestoga su cui i pionieri andavano incontro al miraggio d’una terra da rifondare e dove vivere bene e in pace, Luigi viceversa finisce in un fosso e quando rinviene è circondato da zingari. Non ha alternativa che seguirli là dove vive – vi rimarrà per mesi – la più folta comunità rom, in un sobborgo di Skopje, capitale e città più popolosa della Macedonia del Nord, come va chiamata per non dare adito a polemiche, non esattamente, sia detto senza offesa, e tenuto conto della sindacabilità dei giusti individuali, la più bella città del globo: e così, tra padri di famiglia, bambini che fumano, prostitute, cantanti, giovani transessuali, volontari, testimoni di Geova, viaggiatori, delinquenti, santoni e dervisci musulmani, tra farsa e tragedia, ambiguità e situazioni grottesche, impara molto degli altri e tantissimo di sé. Da leggere.

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