Libri

“La ballata della Città Eterna”

di Gabriele Ottaviani

«Te lo giu… ro… Alba…» Il secondo calcio la colpì in faccia. Nella sentì un dente che scricchiolava. Il labbro che si spaccava. Il sapore dolciastro del sangue in bocca. L’Albanese la tirò su per i capelli e si voltò verso il suo compare. «Te la sei mai scopata una Contessa, Ghiozzetto?» Ghiozzetto si avvicinò e infilò una mano sotto la gonna di Nella. «È soda» rise. «Allora frolliamola un po’, questa carne» disse l’Albanese, e con fredda crudeltà colpì Nella con un pugno nello stomaco. La resse in piedi e le mollò un altro pugno sulla mascella. E un altro sullo zigomo. Quando la lasciò, Nella si accasciò a terra come un sacco vuoto. L’Albanese le tirò un calcio. «Questi te li avrei dati comunque perché mi hai preso per il culo, Contessa» ringhiò. «Ora cominciamo con quelli che ti darò per farmi dire dove sono gli altri gioielli che hai rubato… ah, no, che hai trovato, scusa.» Un altro calcio la colpì sulle costole. «Perché se non l’hai capito, ho deciso che quei gioielli sono miei.» Prese Ghiozzetto per la collottola e lo abbassò all’altezza di Nella. «E tu sei sua. Guarda come sbava…» Ghiozzetto rise e si palpò tra le gambe, oscenamente. L’Albanese lo spintonò via. «Comincia a frugare per casa» gli ordinò. «Intanto io mi diverto.» E mentre il compare si allontanava mollò un ceffone a Nella. Ghiozzetto si guardò in giro. L’arredo era misero. Non erano molti i posti dove nascondere qualcosa. Aprì i cassetti di un banchetto all’ingresso e li rovesciò per terra. Ma c’erano solo aghi e fili e scampoli di stoffe. «È una sarta!» esclamò. «Cerca, idiota!» gli urlò l’Albanese. Ghiozzetto salì sul soppalco e cominciò a rovistare nel comò. «Eccoli!» esclamò dopo un attimo. Scese con in mano tre anelli. L’Albanese li guardò ammirato. «Che meraviglia» disse.

La ballata della Città Eterna, Luca Di Fulvio, Rizzoli. Presentato anche di recente da Elena Sofia Ricci, che prossimamente incarnerà sul piccolo schermo il premio Nobel Rita Levi-Montalcini (la regia è di Alberto Negrin), il nuovo libro di uno in assoluto dei più venduti e apprezzati autori italiani all’estero catapulta i lettori in quello speciale ed esaltante istante, gravido di premesse e promesse, che è la nascita di una nazione, caratterizzata con ammaliante minuzia. Roma, anno del Signore milleottocentosettanta: l’Urbe è ancora straniera rispetto all’Italia, pontificia, non sabauda, e Pietro, fuggito da Novara, e Marta, cresciuta in un carro di circensi, si ritrovano lì, sconvolti dalla commistione d’abietto e sublime, sbigottiti dinnanzi a una magnificenza marcescente ma irresistibile, non solo moralmente. La guerra incombe, e per Marta e Pietro è il momento di decidere da che parte stare, se prendere in mano la propria vita o correre il rischio di abbandonarsi agli eventi, in loro balìa: monumentale.

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