Libri

“Quell’oscuro desiderio”

di Gabriele Ottaviani

Stefano Baldi era nato nel 1955 e risiedeva a Calenzano. Rimasto orfano del padre nel 1979, aveva abbandonato gli studi di medicina e trovato lavoro presso un lanificio di Vaiano (PO). Susanna Cambi risiedeva, con la madre e la sorella Cinzia, presso gli zii Pieraccini a Firenze, in via Scarlatti, una sistemazione provvisoria a seguito di uno sfratto. Di recente era stata assunta come telefonista alla TV Prato 39, situata su un piano dell’Hotel Palace di Prato, per conto della ditta Eurogiochi di Padova; in precedenza, come si è detto, aveva lavorato nel negozio di abbigliamento all’ingrosso della madre nella centralissima via Faenza, a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella. I due giovani si conoscevano dal 1973 ed erano ormai prossimi alle nozze, che avrebbero dovuto celebrarsi entro pochi mesi, nella primavera del 1982. A tale scopo stavano apprestando un appartamento nella villetta in cui abitava la madre di Stefano, a Calenzano in via Mugellese, e Susanna lavorava alacremente al proprio corredo. Giovedì 22 ottobre è, come tutti i testi sul mostro puntualizzano diligentemente, una sera prefestiva: il giorno successivo è stato annunciato uno sciopero generale. Baldi, che gioca a calcio come ala sinistra nei Rangers di Prato, salta l’allenamento serale (domenica 25 è prevista una partita del torneo UISP) per trascorrere la serata con Susanna. Le informazioni riguardanti gli spostamenti della coppia sono, a differenza di altri casi, singolarmente abbondanti e circostanziate.

Quell’oscuro desiderio – Un profilo del mostro di Firenze, Cristiano Demicheli, Rogas. Artefice di numerosi efferati delitti che hanno fatto sensazione e che ancora oggi si stagliano nella memoria collettiva anche per quel che concerne l’analisi della narrazione mediatica e processuale di avvenimenti di cronaca nera, per le caratteristiche misteriose, violente e non prive, tuttora, di angoli bui, per i perversi connotati sessuali e per la riflessione sulla valenza del contesto sociale nella determinazione e nello sviluppo di determinati fenomeni che evidentemente affondano le proprie radici, giungendo poi a una completa deriva, nell’abbrutimento, nell’ignoranza, nell’isolamento, nella frustrazione, nell’impotenza e nello stigma, il mostro di Firenze è assurto quasi al livello, per certi versi, di abominevole personaggio da leggenda metropolitana: Cristiano Demicheli, con cura e competenza, linguaggio dotto e denso, ma chiaro e accessibile, ne fa un racconto puntuale e che induce alla riflessione. Da leggere.

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