Libri

“Quelli che Spezzano”

di Gabriele Ottaviani

I Greci stanno alla larga dai dispotismi dei popoli vicini, creano una vita civica, autonomie e federazioni, alimentano focolai di cultura. Eppure, ai sogni di progresso e felicità, va ricordato, non corrispose alcuna lotta contro la schiavitù. “Il che dimostra quanto sia veramente difficile elevarsi al di sopra del proprio ambiente”, commenta giustamente Nettlau. I cittadini ateniesi non sono certo tutti uguali. Divisi in quattro classi a seconda della loro ricchezza, solo chi appartiene a una delle prime tre può partecipare al governo della città, occupando cariche minori o maggiori a seconda del proprio patrimonio. La popolazione comprende anche schiavi, donne sottomesse e residenti stranieri senza diritti. Solo una minoranza di cittadini di sesso maschile gode dei diritti civili e governa la città senza consultare il resto della popolazione. La polis ateniese non è certo stata una “città ideale” alla luce dei nostri occhi d’oggi, ma “è significativa, non tanto come esempio di una comunità emancipata quanto per il buon funzionamento delle sue libere istituzioni”.

Quelli che Spezzano – Gli arbëreshë tra comunalismo e anarchia, Tiziana Barillà, Fandango. Spezzano Albanese, in Calabria, in provincia di Cosenza, è la località nella quale è più numerosa la comunità degli italo-albanesi, che conta circa centomila persone, che ha una propria lingua, che è perfettamente integrata nel tessuto sociale, culturale, economico e politico, pur mantenendo e anzi portando in dote la ricchezza della propria originale identità, e che sul territorio dello Stivale è stanziata in uno spazio per lo più diffuso fra Campania, Puglia, Molise, Sicilia, Basilicata e, appunto, Calabria: Tiziana Barillà prende le mosse da Spezzano per immergersi nel contesto di una comunità che spezza molte convenzioni, una realtà che, cambiando quel che dev’essere cambiato, rassomiglia non poco a quella di Riace, caratterizzata da una forte connotazione finanche anarchica, che porta avanti da anni nel comune della bassa valle del Crati, dove si staglia un busto in bronzo di Giorgio Castriota Scanderbeg, patriota albanese, un esperimento di municipalismo libertario grazie alla Federazione Municipale di Base che, ispirandosi a teorie di stampo libertario, ha realizzato la dimensione concreta di una vera e propria città del popolo, mettendo in pratica un’idea di federalismo dal basso non solo interessante come il dettagliato racconto che ne viene fatto ma che inoltre pare anche dare numerosi frutti, prendendo le mosse dalla nascita di comitati di quartiere fatti da lavoratori, disoccupati, studenti, pensionati e non solo che per esempio hanno saputo, influendo anche sulle scelte della municipalità, ridare voce a un luogo d’incontro e dibattito, significativo sin dall’intitolazione, come Piazza Giacomo Matteotti. Da leggere.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...