Libri

“Memorie postume di Brás Cubas”

di Gabriele Ottaviani

Eppure, uscendo da lì, provai l’ombra del dubbio; mi chiesi se non sarebbe stato mettere follemente a repentaglio la reputazione di Virgília, se non ci fosse un altro modo ragionevole di conciliare la ragion di Stato e le ragioni di Gamboa. Non mi venne in mente niente. Il giorno dopo, alzandomi dal letto, avevo preso la ferma decisione di accettare la nomina. A mezzogiorno entrò il domestico a dirmi che in salotto c’era una signora col volto coperto da una veletta. Corro da lei; era Sabina, mia sorella. «Non si può andare avanti così», mi disse. «Facciamo pace una volta per tutte. Siamo gli ultimi della nostra famiglia; non dobbiamo vivere come due nemici». «Ma se non chiedo di meglio, sorellina!», gridai tendendole le braccia. La feci sedere accanto a me e parlammo di suo marito, della figlia, degli affari, di ogni cosa. Stavano tutti bene; la bambina era un amorino. Il marito sarebbe venuto a portarmela, se acconsentivo. «Ma figurati! Verrò a trovarvi io». «Davvero?». «Parola». «Meglio così!», sospirò Sabina. «È davvero ora di finirla».

Memorie postume di Brás Cubas, Machado De Assis, Fazi, traduzione, delicata, appassionata, raffinata, elegante, suadente e magistrale di Daniele Petruccioli. Morto, eppure parla, anche se non è un personaggio di un film comico o della smorfia, che appare in sogno e garantisce qualche vincita, più o meno cospicua, a seconda dell’investimento effettuato, suggerendo dei numeri sulla cui uscita scommettere nelle ruote del lotto: è, più semplicemente, ma anche in modo assai più interessante, il narratore della nostra storia, un caposaldo della letteratura in lingua portoghese che ritrae con inusitata perizia, non priva d’ironia, prendendo le mosse dal proprio funerale e affrescando vividamente le numerose e contraddittorie sensuali e finanche scandalose rivoluzioni della sua pur a tratti neghittosa esistenza, la classe dirigente brasiliana del diciannovesimo secolo, come s’è vista, cambiando quel che dev’essere cambiato, anche in tante pellicole. Amato da Allen, Sontag, Eggers, Saramago e non solo, sarebbe un peccato perderselo.

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