Libri

“Il grande me”

di Gabriele Ottaviani

«Papà». «Dimmi». «Sei sicuro di non sapere nient’altro su Mario?». Mi guarda perplesso. «Niente». «Sei certo non ti sia mai venuto a cercare?». Lo vedo esitare, ha ripreso a disegnarsi delle croci con l’unghia del pollice sull’anulare, è un vizio di cui mi ero dimenticata. «Ne sei certo o no?». «Mai. Sarei pazzo a non ricordarmene». «E se tu lo avessi rimosso perché l’idea di averlo rifiutato, oggi, ti darebbe troppo dolore?». «Scherzi? Prima di qualche mese fa a lui non ci avevo neanche mai pensato. È emerso solo ora nella mia mente, lo vuoi capire?». «Mi hai parlato di un “segreto”, come qualcosa che avresti sempre voluto dirci ma sul quale hai preferito tacere». «E non è un segreto? Ho sempre taciuto, senza sapere che lo stessi facendo. L’illuminazione mi è venuta da poco, nel momento in cui la malattia mi ha costretto a guardarmi solo indietro, non più avanti». «Papà, Mario ti ha già cercato. È venuto da te e tu non lo hai riconosciuto». «Che stai dicendo?». «Ha provato a ricattarti, come puoi non ricordarlo?». Si prende le tempie fra le mani. «Smettila, smettila di giocare con la mia testa». Vado ad aprire il cassetto dove ho nascosto la mia prova, il pizzino minaccioso, glielo mostro.

Il grande me, Anna Giurickovic Dato, Fazi. A un tratto succede. Ci dimentichiamo che dobbiamo morire. Diamo per scontato che avremo sempre tempo. Poi, invece, accade. Talvolta senza dar modo di salutarsi. In qualche altro caso, invece, lasciando spazio per un ultimo tentativo di rimettere le cose a posto. Di lasciarsi in pace. Un padre se ne sta andando, la vita gli sta sfuggendo dalle mani come sabbia che inesorabile scorre dall’alto verso il basso in una clessidra, una figlia, e con lei i suoi fratelli, debbono necessariamente fare i conti con la nostalgia, che non a caso è sia simbolicamente che concretamente il dolore del ritorno, coi ricordi, con lo smarrimento, con la presa di coscienza, la consapevolezza dei silenzi, dei fallimenti, e… Con delicatezza straziante Anna Giurickovic Dato scrive una storia intima, particolare e assieme universale, sul mistero dell’amore, della vita e dei legami.

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