Libri

“Il gioiello della corona”

di Gabriele Ottaviani

Con queste parole Duleep Kumar giustificava il proprio fallimento, sempre che fosse stato un fallimento, ma dentro di sé si torturava per l’assenza di rimproveri da parte dei suoi genitori. Forse era sua moglie a rimproverarlo, Kamala, anche lei entrata nel secondo stadio dell’esistenza dopo essere stata penetrata, deflorata e poi abbandonata ai ricordi della propria stessa, straordinaria, dolorosa transizione da bambina a donna, passando alcune stagioni dell’anno con i suoi genitori e altre con quelli di Duleep e accogliendolo al suo ritorno con un’umiltà ormai leggermente inacidita nell’avvertire la quale Duleep dovette concludere che, a un’analisi obiettiva della situazione, era riuscito a ottenere il peggio di entrambi i mondi. Dopo tutto non aveva riportato alcun vaso pieno d’oro, alcun abito principesco, alcun mezzo per liberarla dalla tirannia di una famiglia matriarcale, come probabilmente lei si era aspettata dalla sua lunga permanenza in Inghilterra. Pur non avendo un’idea precisa delle ambizioni che lo avevano fatto partire, di certo Kamala aveva capito il senso di fallimento legato al suo ritorno. «Alla mia partenza ero un temuto ma adorato marito indù. Al mio ritorno ero un mezzo uomo, impuro secondo i dettami della tradizione induista perché avevo attraversato le acque nere. Ma le avevo attraversate senza ottenerne alcun palese vantaggio. Per purificarmi, venni persuaso a consumare i cinque prodotti della vacca, sterco e orina compresi. A eccezione naturalmente della carne». In Inghilterra non aveva detto a nessuno di essere sposato. Se ne vergognava. Per un mese aveva previsto e temuto la notizia della gravidanza di Kamala. Il sollievo che provò era temperato dalla delusione.

Il gioiello della corona, Paul Scott, Fazi, traduzione di Stefano Bortolussi. The Raj Quartet, quello che è stato definito il Guerra e pace angloindiano, storia di amori, passioni, lotte, sentimenti, colonie, intrighi, inganni, politica e non solo, un affresco magistrale e omnicomprensivo,  arriva in libreria con una nuova traduzione con il suo primo, riuscitissimo, magistrale, monumentale, poderoso e ponderoso capitolo: Paul Scott, autore di grande bravura, sapienza e tecnica compositiva, vincitore, non certo a caso, del Man Booker Prize, il premio che da oltre mezzo secolo viene assegnato ogni anno al miglior romanzo scritto in inglese e pubblicato nel Regno Unito e anche, di recente, nella repubblica d’Irlanda, fa immergere il lettore nella realtà del millenovecentoquarantadue, un tempo di guerra che sta mostrando come, a differenza di quanto si è sempre creduto, e di ciò che la propaganda ha sempre fatto credere, l’impero britannico non è affatto invincibile, e la gemma più splendente del suo regale tesoro, ossia l’India, è teatro di scontri e fratture viepiù laceranti. Daphne, giovanissima, vive da poco lì, a Mayapore, dove ha conosciuto Hari, intelligente, dotto, bello più del sole, che l’ama riamato, cresciuto in Inghilterra come lei ma, al contrario di lei, indiano. Il loro amore, dunque, non può brillare alla luce del sole: e… Impeccabile e imperdibile.

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