Libri

“Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie”

di Gabriele Ottaviani

Io e Mary riprovammo tante volte, seppur con discontinuità perché lei si era ritrasferita a Roma. Ogni volta accampavo scuse diverse, lei fraintendeva per scarso interesse e svaligiava i sexy shop per ravvivarlo. Andammo avanti per un altro anno così. Io mi allontanavo sempre di più, ero arrivato persino ad odiarla, la consideravo un altro scherzo imbecille di Dio. La tragica ironia stava nel fatto che lei lottava sempre di più per restarmi vicino. Io allora arrivavo persino ad umiliarla, alle volte lei tornava da Roma apposta per vedermi, io mi facevo fare un pompino e poi la salutavo. Le avevo dato un sacco di amore e poi gliel’avevo tolto di colpo, non mi rendevo conto che quello che stavo passando io era niente in confronto a ciò che stava passando lei. Eppure non riuscivo a provare empatia nei suoi confronti. In fondo lei è bellissima, pensavo, troverà un altro ragazzo e sarà felice, io sono condannato. Ci lasciammo il giorno dopo l’esame di maturità. In quei due giorni tirai i due più grossi sospiri di sollievo della mia vita. Fumando una canna con i miei amici mi vantavo finalmente di essere libero. Quella sera ebbi il mio primo attacco di panico. Nessuno aveva idea di cosa fosse, mi portarono anche al pronto soccorso. Anche l’attacco di panico è una spirale. Hai paura e, dopo quello che è successo a Bruf, il cervello attiva una fight or flight response (combatti o fuggi) mollandoti una scarica di adrenalina. L’adrenalina ti accelera il battito del cuore e ti rende i respiri ancora più corti, ciò aumenta ancora di più la paura, quindi il cervello aumenta ancora di più l’adrenalina e così via.

Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie, Alec Bogdanovic, Rogas. La vita è così, farsa e tragedia si danno la mano, camminano unite su un filo teso, sospeso sul nulla del dolore, con lo sguardo rivolto al cielo della felicità sperata: Bogdanovic amalgama con sapienza sin dal geniale, divertente e azzeccatissimo titolo, esaltato dalla brillante immagine di copertina, semplice, immediata e assai significativa, molto più, in realtà, di quanto forse possa sembrare di primo acchito, gli estremi, l’uno senza l’altro incomprensibile, e opposti sapori dell’esistere, dando voce alla lotta contro il male più diffuso, più temuto, più odioso, che lascia frustrati, inadeguati e immaturi, quella depressione che è un cane nero che morde le terga, per cui ci si duole e ci si sente in colpa, che non dà segni fisici e non genera, pertanto, empatia. Caratterizzato con dovizia di dettagli, Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie è un libro intenso, credibile ed emozionante, che parla al cuore di tutti e in cui ognuno può riconoscersi.

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