Libri

“Chisciotte”

di Gabriele Ottaviani

«Hai visto?» dice Chisciotte girandosi verso Sancio, con emozione. «Quella avvolta nel manto della sua grande e fluente chioma è un’antica scrittrice orientale che ha visitato per molto tempo le mie notti e i miei sogni, e quello è un grande e infelice poeta, quell’altro è uno scrittore barbaro e dall’anima infantile e selvaggia, quegli altri due sono un sommo e tormentato scrittore che ha fronteggiato il buio e il male del mondo e un sommo poeta che ha travalicato gli artificiali confini posti tra la vita e la morte… E poi, là in fondo, in pigiama e gorgiera, c’è il grande bardo, e ancora più in là, fermo in disparte, con i suoi occhiali da sole e il suo bastoncino per ciechi, c’è l’antico aedo che ha mostrato la vita in guerra e il disperato e insensato eroismo di una specie folle ormai proiettata in questo passaggio d’era e di specie… Non ti posso purtroppo mostrare la mia poetessa segreta, quella a cui ogni giorno rendo omaggio e da cui sono omaggiato, perché ella è di natura regale e perciò è sempre assisa su un trono e non se ne può mai allontanare…» «Ma no, mio signore…» prova a dire Sancio, timidamente, stavolta.

Chisciotte, Antonio Moresco, SEM. Il sognatore per antonomasia, colui che vuole cambiare il mondo e migliorarlo, il protagonista del primo e principale romanzo moderno, ispiratore di tutta una serie d’uomini e personaggi che vogliono vincere le macchie e le paure del loro animo combattendo per un ideale, e non importa che il loro destriero sia macilento o che contro gli si parino soltanto sgangherati mulini a vento, l’emblema dell’alterità, della bizzarria, della stranezza, della diversità, dell’irredimibile, al di là persino d’una completa consapevolezza, ribellione alla sciatteria, alla spocchia, alla vanagloria: questo è Chisciotte, e Moresco ne dà, più necessaria che mai in questi tempi in cui ci si adegua sempre, e sempre verso il basso, la sua versione. Ottimo.

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