Libri

“Il riflesso del passato”

di Gabriele Ottaviani

Qualche volta si sforzava di ripensare in maniera più precisa a quegli anni. A un certo punto radunò una pila di fogli di quaderno e cercò di tracciare una cronologia. Scrisse luglio 1966 in cima al primo foglio, agosto in cima al secondo, e così via. Poi si sedette al tavolo della cucina con tutti i fogli bianchi davanti, mentre una decina di fili sottili si aggrovigliava e si dipanava nella sua mente. Si rese conto di non riuscire a riordinarli. E anche di ciò che credeva di ricordare, capì di non essere in realtà molto sicura. Per esempio, cominciò a ricordare di aver conosciuto una tizia che si chiamava Maris alla stazione degli autobus di Omaha; una ragazza brillante, con le trecce e gli occhi assonnati, seduta vicino a uno zaino strapieno. Ma poi ricordò che Maris era il nome della ragazza scomparsa ai primi di marzo del 1966 dalla Casa della signora Glass. Potevano esserci due Maris? Non sembrava probabile, eppure lei era certa che quella con cui aveva abitato nella comune di Omaha fosse Maris. Erano rimaste amiche per… quanto tempo? Quando l’aveva vista l’ultima volta? Cosa ne era stato di lei? Nora rimase immobile a fissare i fogli bianchi. Si era tormentata per tutta la notte. Era posseduta, si aggirava per casa alle tre del mattino, con gli spiriti che scivolavano al loro posto come ombre colpite per un attimo dal raggio di una torcia elettrica. La casa era piena di fantasmi, e Nora si fermò accanto al letto di Jonah e fece scorrere la torcia sul suo viso addormentato. «Non… non…» borbottò lui, con le palpebre serrate, muovendo la mano contro la luce per scacciarla, come se fosse una ragnatela. «Piantala! Ho bisogno di dormire». Non sapeva quanto grave fosse la situazione.

Il riflesso del passato, Dan Chaon, NN. Traduzione di Silvia Castoldi. Docente e scrittore pluripremiato, Dan Chaon torna in libreria con un apologo formidabile sulla natura umana: siamo fragili, bisognosi d’amore, fatti per stare assieme, ognuno a modo suo, e ciascuno di noi porta su di sé, più o meno palesi, i segni delle cicatrici lasciati dalle sofferenze che ha subito e a cui è sopravvissuto. Sono due uomini i protagonisti di questa storia, uno convive sin dalla più tenera età con una difformità fisica causata da un incidente terribile e col senso d’alienazione dovuto allo straniamento che gli dà il contesto in cui si muove, lo spaesamento per l’assenza di legami, l’ansia per la ricerca di un fratello mai conosciuto, perché dato in adozione dalla madre con cui la frattura si è fatta insanabile, e l’altro sta perdendo ogni punto di riferimento e ogni affetto: inizialmente diffidente nei confronti del primo, pian piano si convince di non aver nulla da temere da quest’ultimo. Finché un giorno suo figlio non scompare, e… Monumentale.

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