Libri

“Vento di terra”

di Gabriele Ottaviani

Un po’ di ruggine cova anche con i preti; specie da quando l’appello del papa a «fare figli» è stato rilanciato da certi pulpiti come un invito a «dare figli alla Croazia», e l’antico inno Santa Maria regina dei popoli è diventato Santa Maria regina dei croati. A Pinguente la gente lavora e tace da secoli; ma l’antico, inestricabile incrocio di queste parti fra lingua slovena, croata e latina ha anche seminato un DNA alieno agli etnocentrismi. Così i fedeli si stancano, e oggi a Pinguente e dintorni c’è un po’ meno gente che va in chiesa. A Zagabria il cardinale Kuharić ha rotto con i fanatismi di Tuđman, a Parenzo il vescovo Bogetić cerca di mediare, ma in campagna qualche parroco “falco” si è esposto troppo e ora sconta l’effetto boomerang di alcuni eccessi. «Qui succederà presto un gran casino, non per motivi etnici» dice la gente. Il problema è sociale: la povertà che aumenta; il doppio confine per andare a Trieste, viaggio che per molti pendolari è la principale fonte di reddito; e soprattutto l’arrivo di strani uomini d’affari che, dopo essersi presi le fabbriche, ora potrebbero prendersi anche le terre migliori. È il colossale affare delle privatizzazioni, gestito dall’HDZ, che vede affluire sul Quieto equivoche Mercedes targate Vukovar, BMW italiane della mafia del Brenta, Cadillac di immigrati canadesi e di affaristi americani. Persino i pastori della Ciciarìa, lassù sulle pietraie verso Rakitovec e Lanischie, sono imbestialiti. «Per secoli ci hanno lasciato in pace con la nostra miseria. Che questa gente oggi non ci rompa le scatole».

Vento di terra – Istria e Fiume: viaggio tra i Balcani e il Mediterraneo, Paolo Rumiz, Bottega Errante Edizioni. Terra di confine, conflitto, finanche linguistico tra idiomi che hanno la stessa pronuncia e il medesimo alfabeto ma ciononostante fanno a gara di primogenitura per poco più d’un biblico piatto di lenticchie, contatto, ricchissima di storia e di storie, la zona, un vero e proprio ponte naturale, sociale, economico, culturale e politico fra occidente e oriente, che si sviluppa lungo le coste della parte più settentrionale dell’Adriatico selvaggio, che qualcuno che proprio a Fiume si dilettò col compimento di una delle più celebri fra le sue imprese non vergate su carta ha definito verde come i pascoli dei monti del suo Abruzzo, luogo di pastorizia e transumanza, è uno scrigno prezioso che regala suggestioni, sorprese e scoperte: Rumiz, che coniuga lo spirito del fine esegeta a quello dell’esploratore, indaga e narra. Da leggere.

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