Libri

“La società del coraggio”

di Gabriele Ottaviani

Ma dei missili vengono lanciati su Tel Aviv, da Gaza. Penso vuoi vedere che quella, con la scusa dei missili, chiama, e ho cominciato a sentire freddo. Infatti chiama. Ora, se si sono lasciati – è Pinkas che lo dice – non dovrebbe commentare i fatti del giorno con lei. Li commenta con me, non con lei. Invece lo fa, e sotto il mio naso. Ma, sperando che io non senta, le ricorda che c’è ospite suo fratello, che quindi non possono stare al telefono. E io? Chiedo a chi hai detto che c’era tuo fratello e lui risponde che non l’ha detto, che ho capito male. Stavamo uscendo e per le scale, che sono strette, andava avanti lui. Mi è venuta la testa pesante e la bocca secca. Volevo sedermi su un gradino. Volevo spingerlo giù, farlo ruzzolare, ma quella nuca rossiccia con i ricciolini ferrosi mi faceva tenerezza. Per non mandare a picco la giornata ho finto di credere alla bugia. Ma è lui che manda a picco, è lui che riceve telefonate e mente al telefono e mente a me sul fatto di aver mentito. Ma con Pinkas è così, che la frittata si rivolta e senza che tu te n’accorga ti trovi a ragionare come se fossi dalla parte del torto. Il giorno dopo la chiama lui, prima della gita sul monte, allontanandosi perché io non senta. E io? Zitta, col gelo che mi si diffonde dentro. Ma sul monte, all’imbrunire, che per me è sempre un momento critico, all’improvviso ho rovesciato la borsa sul sentiero, e gli oggetti caduti vicini li raccattavo e scagliavo lontano e più contavano, tipo il portafoglio o l’agenda, più li scagliavo. Allora lui ha detto che glielo dice, presto, le dice che ci sono io, adesso. Un vago crudele presto. Questo è un episodio di quando tentavo di battermi. A smettere ci ho messo un bel po’.

La società del coraggio e altri racconti, Stefania Portaccio, Manni. Teresa, Laura, Yvonne, Rachele, Roberta, suor Dora, zia Mari, Adele e Ada, e certo non solo loro, ma tante, tantissime altre, per non parlare di tutti coloro che donne non sono, ma che le amano, che non possono fare a meno di loro, che desiderano leggere storie in cui sono le protagoniste assolute, nelle varie fasi della loro esistenza: sono le donne, è la donna in quanto genere generatore di bellezza, alternativa profonda all’incultura, a porsi come perno dei tredici racconti qui raccolti. L’opera, sensibile, varia, raffinata e ben scritta di Stefania Portaccio difatti è un apologo caleidoscopico del femminile, un’antologia che si immerge e fa immergere nella realtà delle emozioni, dei sentimenti, delle passioni, della difficoltà di scontrarsi con un mondo che spesso mostra un volto arcigno e un atteggiamento respingente nei confronti di quell’universo ricchissimo antitetico alla mera brutalità priva di forza dialettica. Avvincente e denso.

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