Libri

“Grand Hotel Europa”

di Gabriele Ottaviani

“Il protagonista non toccherebbe la sua partner, che è scandalosamente nuda. La prende con il suo sguardo imperioso. Le si avvicina e comincia ad accarezzare le sue curve senza sfiorarle la pelle. Le sue grandi mani avide scivolano a qualche insopportabile millimetro dalle sue cosce, i fianchi, la schiena, il collo…”. “E quando ogni tanto la tocca per sbaglio, lei rabbrividisce di piacere”. “Le piacerebbe. No, lui non la tocca. E ogni volta che lei cerca di contorcersi verso le sue mani, lui schiva i suoi movimenti in modo agile e terribilmente provocante. Poi avvicina la bocca alle sue tettine…”. “E le morde i capezzoli”. “No, tira fuori la punta della lingua e l’avvicina in modo esasperante a un millimetro dal suo capezzolo durissimo”. “I suoi capezzoli sono duri come semi d’arancia”. “Come sassolini ardenti”. “Oh, sì”. “Fanno quasi male, tanto sono duri. E mentre il nostro perfido eroe evita irresistibilmente di prendere in bocca questi capezzoli infuocati, la sua mano scende con falsa innocenza a non afferrare sfacciatamente la fichetta…”. “Che sussulta di desiderio come una piccola medusa”. “Come la bocca di un neonato”. “Allora non ce la faccio più e comincio a spogliarti furiosamente”. “Il protagonista la trattiene, si alza, si mette in piedi davanti a lei, la guarda come un lupo e si apre la cerniera dei pantaloni”. “Come sei duro”. “Il suo sesso è un’arma. Con gli occhi la costringe ad aprire le gambe”. “Così?”.

Grand Hotel Europa, Ilja Leonard Pfeijffer, Nutrimenti, traduzione di Claudia Cozzi. Identità e nostalgia sono i temi fondamentali di questo magistrale e amarissimo romanzo che declina sotto moltissimi punti di vista e sfaccettature assai numerose la decadenza morale, economica, sociale, politica, culturale, umana e sentimentale dell’Europa, un’opera talmente piena di storia che sembra non lasciare spazio a un’idea di futuro eppure al tempo stesso è profondamente allegorica, particolare e universale, inducendo alla meditazione sulle umane sorti, che di rado, per non dire quasi mai, sono progressive, partendo dalla metafora di un amore finito e dalla dorata, almeno in apparenza, reclusione in un albergo del protagonista… Magnetico e sublime. 

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