Libri

“La morte in mano”

di Gabriele Ottaviani

Come il padre, Magda trovava il lato umoristico nella crudeltà, nelle cose stupide e buffe. Prendeva in giro le persone ottuse, grasse o brutte. Era superba e arrogante, la faceva ridere gettare fango sulle persone malviste. In Bielorussia alcuni pensavano che fosse una prepotente. Ma non aveva altra scelta. Doveva essere tosta, dato che proveniva da una famiglia di quel tipo. Non era morbida né femminile. Ma penso che dietro la scorza dura, dietro gli occhi che alzava al cielo con fare spavaldo, l’espressione piatta che assumeva per fingere disinteresse mentre faceva una puntatina al supermercato per comprare minestra in scatola o caramelle, era in realtà sensibile e tenera. Doveva esserlo. Altrimenti perché mi sarebbe piaciuta? Forse mi era persino passata davanti al supermercato, una volta, e io ero troppo preoccupata dal mio sentirmi fuori posto – perché ero vecchia, una straniera, un invasore, sgradita, paranoica per gli infiniti giorni di isolamento passati nel mio chalet – per notare la gente strana che mi stava intorno.

La morte in mano, Ottessa Moshfegh, Feltrinelli, traduzione di Gioia Guerzoni. Ottessa Moshfegh è senza ombra di dubbio una delle voci più interessanti della narrativa internazionale degli ultimi anni, e ha tutte le carte in regola per diventare una fra le più fulgide stelle del gotha della letteratura, novero preziosissimo in cui per esempio si stagliano splendenti e monumentali personalità del calibro di Barbara Kingsolver, Tiffany McDaniel, Anne Tyler (Se mai verrà il mattino, L’albero delle lattine, Una vita allo sbando, Ragazza in un giardino, L’amore paziente, Una donna diversa, Il tuo posto è vuoto, La moglie dell’attore, Ristorante nostalgia, Turista per caso, lezioni di respiro, Quasi un santo, Per puro caso, Le storie degli altri, Quando eravamo grandi, Un matrimonio da dilettanti, La figlia perfetta, Una spola di filo blu, Un ragazzo sulla soglia), Joan Didion (Prendila così, Diglielo da parte mia, Democracy, Miami, L’anno del pensiero magico, Blue nights, Run river), Annie Proulx (Cartoline, Avviso ai naviganti, I crimini della fisarmonica, Gente del Wyoming, Quel vecchio asso nella manica), Elizabeth Strout (Resta con me, Olive Kitteridge, I ragazzi Burgess, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile), Penelope Lively (Una spirale di cenere, Un posto perfetto), Marilynne Robinson (Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila), Jane Urquhart (Niagara, Cieli tempestosi, Altrove, Klara, Sanctuary Line, Le fasi notturne), Catherine Dunne (La metà di niente, L’amore o quasi, Se stasera siamo qui, Donne alla finestra), Joyce Carol Oates (Il giardino delle delizie, Loro, Blonde, Un’educazione sentimentale, L’età di mezzo, Un giorno ti porterò laggiù, Bestie, Una ragazza tatuata, Stupro, Acqua nera, Le casacte, Tu non mi conosci, La madre che mi manca, La femmina della specie, Vittima sacrificale, La figlia dello straniero, Uccellino del paradiso, Storie americane, Per cosa ho vissuto, Figli randagi, Il collezionista di bambole, Il maledetto, La donna del fango) ed Edna O’Brien (Ragazze di campagna, Un cuore fanatico, Lanterna magica, Le stanze dei figli, Uno splendido isolamento, Lungo il fiume, oggetto d’amore, Tante piccole sedie rosse): La morte in mano, bellissimo, intrigante e simbolico sin dalla copertina, racconta la vicenda di una donna ormai non più giovanissima che, da poco rimasta vedova e trasferitasi in una casa nel bosco, si imbatte un giorno durante una passeggiata col cane nella testimonianza di un delitto. Non sapendo comprensibilmente come comportarsi, inizia dunque a meditare sul senso di quella scoperta, e in generale su tutte quelle di cui la nostra vita è punteggiata… Da leggere e far leggere.

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