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“Stelle”

91SfBvleCML._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Il legame fra l’Orso e il Carro è incredibilmente diffuso nell’emisfero boreale. Perfino l’antica Grecia ne aveva una sua versione, benché il contesto sia molto diverso da quello delle altre storie a tema orso. Il racconto si apre con Callisto, regina dell’Arcadia; il suo amore per la caccia era noto, tanto che spesso accompagnava Artemide, dea, appunto, della caccia (e della castità). Un giorno, durante una battuta, Callisto fu violentata da Zeus. Temendo l’ira della dea e amica perché aveva perso la verginità, non le disse nulla dell’accaduto, finché non divenne evidente che aspettava un bambino. Quando Artemide scoprì tutto, punì Callisto privandola della sua forma femminile e trasformandola in un’orsa. La vita della regina cambiò radicalmente e Callisto vagò per la foresta sotto le spoglie di una bestia feroce, finché non fu catturata da un gruppo di cacciatori e portata in dono al loro re. Un giorno, si intrufolò in un tempio dedicato a Zeus. I suoi carcerieri la inseguirono nel tentativo di ucciderla per essersi introdotta dove non avrebbe dovuto, ma Zeus ebbe pietà della regina e la portò in cielo. Da ultimo, la ribattezzò Arktos («orso» in greco), termine da cui deriva il nostro «artico». (La leggenda ha anche un finale alternativo: il figlio di Callisto sta cacciando nei boschi e sua madre, in sembianze animali, lo riconosce. Ma quando, travolta dalla gioia materna, la donna-orsa gli corre incontro, il ragazzo la abbatte.) Col tempo, le storie dedicate agli orsi celesti nate alle medie e alte latitudini migrarono verso sud. Con ogni probabilità, da questo mito è nata la costellazione greca dell’Orsa, ed è perfino possibile che i cacciatori siberiani abbiano seguito il Carro nel suo percorso notturno quando attraversarono (nella medesima direzione) il ponte di terra dello stretto di Bering che un tempo collegava l’Asia e le Americhe.

Stelle – Il grande racconto delle costellazioni, Anthony Aveni, Il saggiatore, traduzione di Giulia Poerio. Si sa, sono tante, milioni di milioni, e se un vecchio carosello ci ha detto per decenni che solo una vuol dire qualità, le stelle sono da sempre nell’immaginario collettivo un anelito e un riferimento: magari non esistono più da tempo, eppure la loro luce ancora ci giunge, conosciamo ottantotto costellazioni principali ma nel quotidiano ci preoccupiamo solo di dodici, quelle dell’oroscopo, aspettiamo il dieci d’agosto, magari rimembrando il Pascoli, per affidarci al loro salvifico bruciare lasciando una scia nell’atmosfera e una traccia nell’anima. Le stelle sono molto più di quel che appare, e Aveni dà alle stampe un saggio istruttivo come un’enciclopedia e avvincente come un romanzo, con una tenuta narrativa solida e fascinosa: da non perdere.

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