Intervista, Libri

La bellezza del nonostante e il desiderio che muove ogni cosa: la vita secondo il Signor Pescebanana

Il signor Pescebananadi Gabriele Ottaviani

È forse in assoluto quanto di più bello sia mai zampillato dall’irresistibile sorgente creativa di quel geniaccio di Salinger, e uno dei racconti più formidabili che si ricordi, la storia tragica di un uomo che però, nonostante la sua straziante infelicità, non rinuncia alla disinteressata e salvifica bellezza di un gesto di puro amore e bontà, che fa vivere un’avventura incredibile a una bimba su una spiaggia della Florida: è sempre il giorno perfetto per i pescibanana quando ci si abbandona alla gioia della lettura. Un giorno, per caso, scorrendo le storie su Instagram dei miei contatti, ho visto la bellissima foto che Simone Cosimi, bravo e intelligente giornalista, ha scattato durante un suo viaggio a Catania, città maestosa e splendente: un cartello con due frecce. Verso l’interno indicava una libreria, verso l’esterno il mondo crudele. C’era scritto proprio così. Incuriosito da questo irresistibile colpo di genio, che racconta una verità incontrovertibile, mi immergo nel profilo di questa libreria. La Libreria Pescebanana. A Catania. Al civico 199 – adesso, perché prima aveva un’altra sede – di via Umberto I. E Umberto è anche il nome di colui che, ispirandosi a Salinger, le ha dato vita: un punto d’incontro, una gioia per gli occhi e per il cuore. Per noi di Convenzionali è una felicità infinita intervistare Umberto Bruno.

Come e quando nasce la Libreria Pescebanana?

La libreria Pescebanana nasce a settembre del 2018, nel quartiere popolare di Picanello a Catania. Beh, in effetti, nelle volontà nasce molto prima. Il desiderio di gestire un luogo d’incontro, come può esserlo ogni stanza che ospita dei libri, credo sia comune a tutti quelli che amano la lettura. Da parte mia ho investito nel progetto quasi un anno, prima di aprire il vero e proprio spazio fisico.  Ricordo le nottate al computer tentando di capirci qualcosa, di questo mondo dell’editoria tanto bello quanto complesso. E poi arriva quel giorno, quando capisci che hai scelto di fare il libraio. Certo, realizzi di esserlo davvero solo dopo qualche tempo. Io sto ancora aspettando.

Come si fa a diventare un punto di riferimento e di aggregazione nonostante tutte le difficoltà del settore?

“Nonostante” è una parola che mi piace moltissimo, ribalta o rafforza quasi ogni significato. Il settore delle librerie è forse davvero in crisi ma l’incontro, il desiderio dell’incontro, quello credo non venga mai meno. Il mio primo pensiero è stato quello di creare uno spazio dove le persone potessero sentirsi accolte e custodite, come in una famiglia. Chiederesti mai a una coppia d’innamorati come mai “nonostante” la crisi dei matrimoni siano desiderosi di mettere su famiglia? Non esiste, a parer mio, una modalità per diventare un punto di riferimento, esiste una proposta, il desiderio (che muove ogni cosa) e una risposta. Quando ti muovi con autenticità, la risposta può sorprenderti davvero.

Come hai vissuto il lockdown? Molti lettori, anche cosiddetti forti, angosciati dalla situazione, nonostante alcuni avessero pure più tempo libero del solito (chi non riesce a leggere quanto dice di volere sostiene sempre che il problema sia il tempo per farlo), talvolta non sono riusciti a leggere nemmeno una pagina: a te com’è andata?

Io ho letto tanto, troppo. Mi è sembrato di non fare altro. Per l’ennesima volta, i libri mi hanno salvato.

Leggono di più i giovani o i meno giovani?

Leggono più i meno giovani, forse perché distanti dalle nuove forme d’intrattenimento e perché conoscono il piacere della lettura: sono già abituati a ritagliare degli spazi della giornata solo per i libri. Credo però di aver riconosciuto un ritorno dei giovani, pochi forse, e pochi forse come è sempre stato, ma spero sia in atto un’inversione di tendenza, i giovani sono forse fin troppo annoiati, quando scoprono i libri non li mollano più.

Il libro che ha venduto meno di quanto ti aspettavi e quello che invece è stato un inatteso successo tra i tuoi clienti?

Vendo poco i classici e questo mi dispiace. L’inatteso successo invece c’è stato per i libri illustrati per l’infanzia: gli adulti li comprano per loro stessi, non per i figli. Strano vero? O forse no?

Cosa rappresentano i libri per te?

Il libro è per me un aggancio, fra un desiderio che abbiamo nel cuore e la possibilità di tenerlo fra le mani.

Tu hai anche pubblicato almeno un libro scritto di tuo pugno, se non sbaglio: ne hai in cantiere degli altri?

C’è sempre qualcosa in cantiere nella follia del signor Pescebanana, ma questa, come si dice… è un’altra storia.

Qual è il romanzo che avresti voluto scrivere, e perché?

Avrei tanto voluto scrivere Il giovane Holden: sempre Salinger, lo so…

Se non erro tu hai realizzato per un certo periodo anche un cineforum: che rapporto hai con la settima arte?

Il Cineforum è nato per i bimbi del quartiere di Picanello, per la volontà di creare un momento di aggregazione e di confronto. L’incontro devi crearlo con cose belle, ecco perché il cinema. Non ne sono un grande esperto, sicuramente attento amatore, ma non più di questo.

Qual è il tuo film preferito? E perché?

Uno dei miei film preferiti è “The Hours”, tratto dal libro di Cunningham, con Meryl Streep, Nicole Kidman, Julianne Moore e l’eccelso Ed Harris, devo anche spiegare il perché?

Se ti dovessi descrivere con la frase di un autore che hai nel cuore, quale sarebbe?

“Non andartene docile in quella buona notte. Infuria, infuria, contro il morire della luce” – Dylan Thomas

Come mai la scelta di privilegiare nel tuo spazio i piccoli editori?

Perché credo facciano un ottimo lavoro e che non gli venga concesso abbastanza spazio. E anche per far conoscere questo “fantasma” nascosto dietro l’uscita del libro. Ogni editore ha una sua identità. Che bel lavoro, mettere in luce le identità.

Che consigli ti chiedono i tuoi clienti?

Di solito mi dicono: “L’ultima volta mi hai consigliato un libro stupendo, ne voglio uno come quello lì.”

Qual è la cosa più bella che ti ha detto qualcuno che è entrato nella tua libreria?

Me lo dice ogni giorno un arzillo chiacchierone di 92 anni. Viene la mattina e anche al pomeriggio, ogni giorno, non so se mi spiego. Quando va via mi ripete sempre: “Grazie per la tua compagnia”.

Quali sono le tue passioni oltre ai libri?

Mi piace fare sport ma non la definirei una passione. La Nutella, ecco… la Nutella mi appassiona molto.

I social sono più un aiuto o un ostacolo per il mondo dell’editoria?

I social sono un grandissimo aiuto. Attenzione però, a non lasciarsi fagocitare.

Come descriveresti Catania a chi non c’è mai stato?

Catania è una città meravigliosamente complessa. Non esiste un altro luogo nel mondo simile a Catania. C’è come una radicata passione del vivere, costantemente in contrasto, con tempi lunghi, risate di pancia, musica nelle intenzioni. Qui la gente sembra desiderare un cuore giornalmente rinnovato. Per capirla però, questa terra, devi esserci nato. E la amerai e odierai per sempre.

Cosa ti auguri per il futuro?

Mi auguro di non arrendermi alla fatica di essere migliore.

Siamo fatti per andarcene sul più bello di qualcun altro, promesse d’assenza sempre mantenute, cose che non smettono mai di essere state, scriveva Sergio Claudio Perroni, mentre Luigi Pirandello ha detto che nella vista si incontrano tante maschere e pochi volti, e Andrea Camilleri ha dichiarato che le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre: con quale di questi tre illustri siciliani come te sei più d’accordo?

Mi piace di più la frase di Camilleri. E credimi, la senti la vibrazione? Sono sincero…

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