Libri

“A tempo di tango”

715KINGv7YL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Quando mi alzo dalla sedia vengo colto da un giramento; mi ancoro con una mano allo schienale, aspetto che la nebbia si diradi, poi, sperando di non cadere, copro la breve distanza che mi separa dal sofà e frano tra i cuscini. Non faccio in tempo a renderme­ne conto che Sigmund sbuca fuori da sotto il tavolo e si arrampica sul bracciolo accanto al padrone di casa, assumendo la solita postura da divinità egizia. Vini­cius versa il liquore nei bicchierini, me ne passa uno. Sorseggio, l’aroma del cognac m’impregna il palato, il tempo che il sistema nervoso propaghi l’effetto e ven­go avvolto da una piacevole sensazione di calore. Lui preleva un libretto dall’interno della cartellina e me lo porge. «Mi ultima colecciòn de poesias» con un gesto istantaneo svuota il bicchierino nelle fauci spalancate. Si tratta di un piccolo volume con la copertina bianca plastificata. Sotto il nome dell’autore, Aldo Vinicius Cardona, il titolo: Voces del Corazón. Quindi un lungo sottotitolo: Obra ganadora del IX premio de poesía “Ciudad de Buenos Aires”. Rivolgo a Vinicius un’occhiata trionfale. «Hai vinto il concorso!» «Claro che sì.» Sotto il suo naso possente, le lab­bra s’incurvano in un sorriso orgoglioso. «Me han premiado con esta publicaciòn.» Sfoglio il volume, una sessantina di pagine che comprendono prefazione e conclusioni a cura della giuria del premio letterario, più una cinquantina di poesie, tutti brevi componimenti che per lunghezza non superano la singola facciata.

A tempo di tango – Scacco matto a Buenos Aires, Mario Abbati, Bookabook. Nella sua produzione letteraria, anche solo a guardare i titoli, il tango ha un ruolo centrale: del resto non si tratta solo di un ballo, ma di un vero e proprio linguaggio, un modo di vivere, uno strumento d’interpretazione della realtà e di narrazione e racconto. Laureato in ingegneria e in filosofia, la sua prosa rispecchia questa molteplicità: Mario Abbati ci conduce per le strade della capitale argentina, laddove la musica è stata veicolo di liberazione per amori che non potevano essere altro che clandestini, finanche omosessuali, poiché qualcuno li vedeva colpevoli, ma pure reboante vessillo, copertura sparata a tutto volume dagli amplificatori nelle strade che si voleva mantenere all’oscuro dalle grida dei torturati nelle cantine d’epoca dittatoriale, dando vita a una storia simbolica, avvolgente, ammaliante.

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