Libri

“Qualcosa per cui vivere”

81m5S2a-6yL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

L’incantesimo non era forse del tutto spezzato, ma incrinato di sicuro. Andrew fece per scendere dall’auto, ma Peggy si guardò intorno con esagerata circospezione e gli diede un casto bacio su una guancia. Poi si sistemò il trucco davanti allo specchietto retrovisore. In casa Andrew poté sfogarsi ballando in soggiorno sulle note di Ella. Maisie, che fino a un certo punto li aveva ignorati presa com’era dal suo romanzo, aspettò che fosse finita la canzone per chiedergli chi fosse la cantante. Andrew giunse le mani in solenne preghiera. – Si tratta di Ella Fitzgerald, amica mia, la piú grande cantante di tutti i tempi. Maisie concesse un sobrio cenno di approvazione. – Mi piace, – disse col tono di chi interviene a dirimere un acceso dibattito. Poi tornò a leggere. Andrew stava per mettere un’altra canzone – gli andava di ascoltare Too Darn Hot – per poi andare a prendere altre birre dal freezer che Imogen teneva in garage, quando Peggy apparve sulla porta del soggiorno e chiese alle ragazze di aiutarla ad apparecchiare la tavola. Si aprí una birra fredda e si lasciò cadere sul divano, dove si prese qualche minuto per assorbire bene il presente. La musica, il vocio animato nella stanza attigua, il profumo delizioso proveniente dalla cucina. Era inebriante. Il governo avrebbe dovuto fare una legge, pensò: a tutti, almeno una volta l’anno, spettava di diritto di potersi sedere su morbidi cuscini, pregustare una buona cenetta a base di ravioli e vino rosso, ascoltare le chiacchiere di persone care e sentire, anche solo per un breve lasso di tempo, di essere importanti per qualcuno. Solo allora capí che la fantasia che aveva creato e alimentato era appena un blando e triste sostituto della realtà.

Qualcosa per cui vivere, Richard Roper, Einaudi. Traduzione di Manuela Francescon. Ognuno di noi ha qualcuno o qualcosa per cui vivere. Nessuno nasce per essere solo. Nessuno si salva da solo. Tutti cerchiamo, e spesso la strada è impervia e nascosta, il nostro posto nel mondo, amore, benessere, felicità, per noi e per quelli cui vogliamo bene. Tutti vogliamo proteggere ed essere protetti, curare ed essere curati, realizzare i nostri e gli altrui sogni. Nessuno vuole andarsene senza qualcuno affianco. Quel qualcuno, spesso, è Andrew, che, incaricato dal comune di Londra di rintracciare i parenti di chi passa a miglior vita senza il conforto di un familiare, di norma è l’unico partecipante alle esequie di quelle persone. Lui però solo non è, o almeno così ha dichiarato: personaggio di raffinatezza psicologica impareggiabile, protagonista che sullo schermo farebbe fuoco e fiamme e innamorare di sé anche un sasso, Andrew è l’idiota dostoevskijano nella versione di Roper. Che non è un semplice romanzo ben scritto, è un incanto.

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2 risposte a "“Qualcosa per cui vivere”"

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