Libri

“La vita alla finestra”

716q3IzCMRL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Ci siamo trasferiti da diversi mesi. Siamo contenti dell’appartamento, ci piace la luce e i pochi mobili. Ovviamente, il bagno non sono venuti ad aggiustarlo. Viviamo bene: mangiamo quel che capita e facciamo la doccia insieme. Finora, l’unica discussione seria è stata per i nostri libri. Cintia voleva che li mettessimo tutti insieme sulle mensole della casa. Io non ero disposto a mescolarli tutti, cosí ho comprato una libreria nuova per il corridoio e la cameretta singola. Cintia pensa che sia una divisione assurda. Brrr. Ma io ritengo che sia pericoloso condividere certe cose. Ne ho approfittato per classificare i miei libri in base al genere, il periodo e la nazionalità (dove metteresti Gombrowicz? E Nabokov?) Ciascun esemplare ha una sua storia intima, le sue ammaccature, sottolineature e opinioni. Mi sembra promiscuo da parte della gente rimescolare cosí le biblioteche. Finora Cintia non è dovuta partire spesso, per fortuna. L’attende un mese di maggio sfiancante (temperature miti, abiti leggeri, paesaggi idilliaci, single disperati), ma per allora saremo ormai completamente coordinati. Quanto a me, l’azienda dei tendaggi mi ha offerto di rinnovarmi il contratto per altri tre mesi e non sono stato capace di rifiutare. Cintia continua a ripetere che dovrei cercarmi una scuola. E io insisto a dire che dobbiamo comprare un biglietto della lotteria.

La vita alla finestra, Andrés Neuman, Einaudi. Traduzione di Silvia Sichel. L’Eveline joyciana la passava così, dietro a dirty curtains fatte di polvere e cretonne: oltre i vetri scorreva, ma lei non aveva il coraggio di viverla, la vita. E dunque se ne stava alla finestra. E d’altro canto invece c’è chi ha saputo cantare l’amore e l’universo meglio di chiunque altro anche se di fatto non ha mai lasciato la sua stanzetta: si veda alla voce Dickinson. La vita può passare anche così, trascorsa alla finestra, che è al tempo stesso luogo di confine, conflitto e contatto, limite e varco di pervietà di cui Hitchcock in uno dei suoi più noti capolavori ha indagato le zone d’ombra più inquietanti: le abbiamo riscoperte, assieme ai balconi, durante la pandemia, noi che presi dalla frenesia del quotidiano eravamo più avvezzi ad aprire quelle del browser sul desktop. Come quelle che, a grappoli, si affastellano dinnanzi agli occhi di Net, che dalla sua casa spagnola scrive a Marina, misteriosa, tutto di sé. O meglio, tutto quel che vuole che lei sappia: perché si sa, niente è più reale, oggi come oggi, del virtuale, e del resto ogni autobiografia è sincera nella misura in cui aderisce all’immagine che di sé il suo protagonista principale vuole raccontare… Pubblicato per la prima volta quasi vent’anni fa e poi riedito, questo romanzo è un’allegoria della natura umana più attuale e puntuale che mai. Da leggere, rileggere, far leggere.

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