Libri

“Giorni e notti fatti di piccole cose”

9788807033971_0_221_0_75di Gabriele Ottaviani

Quando i miei nuovi amici mi chiedono com’era vivere là, gli parlo dei primi tempi. L’autunno del 1996. I cieli della Carolina del Nord. Percorrere Selwyn Avenue fino all’A&P per comprare risotti Uncle Ben da scaldare al microonde. Foglie gialle e arancioni ammucchiate lungo le strade come in un set cinematografico. Le linee dritte e precise. Le case enormi e senza cancelli. L’America ti riempie, ti instilla la sua fame omogenea così che non importa quanto hai, vuoi comunque di più. In America ingrassai con una dieta a base di patatine fritte, Budweiser, biscotti al cioccolato e salsa ranch. Nel giro di un anno mi trasformai da adolescente pelle e ossa a robusta ameba adulta, coi rotolini di ciccia e le clavicole invisibili. Gli parlo del mio lavoro in mensa e di Ms Betty, la responsabile, una minuscola donna di colore con il cuore di una Cadillac. Fu Ms Betty a salvarmi, quelle sere interminabili nella Carolina del Nord quando il cielo si sfilacciava di rosa e sembrava che tutto ciò che c’era di giovane e rigoglioso fosse fuori, irraggiungibile – all’ombra di sanguinelle e bagolari, nel cortile dove ragazze della confraternita universitaria bisbigliavano tra loro e giocatori di lacrosse si allungavano come ghepardi su coperte impermeabili distese su prati così perfetti da rendermi insostenibilmente triste.

Giorni e notti fatti di piccole cose, Tishani Doshi, Feltrinelli. Traduzione di Silvia Rota Sperti. Saranno pure di pessimo gusto, una punteggiatura in azzurro da stoviglia nel discorso raffazzonato del nostro esistere, ma le piccole cose sono il più immediato tramite fra noi e il mondo che ci circonda, quello che siamo e chi vorremmo essere: in fondo è davvero una piccola cosa la felicità, come quella d’un’ape che succhia un bocciolo di rosa, per citare la sempiterna poesia. Piccole cose che poi però sono grandissime, come una frase di conforto, proprio in quel momento, proprio quella di cui abbiamo bisogno, proprio detta da chi vorremmo che ce la dicesse, e non se l’aspetta né lui né noi: sono tessere di mosaico i nostri giorni, scintillanti e fragili, come l’animo umano, che aspira al trascendente ma spesso si ritrova impantanato, impastoiato, avviluppato in una mota di mangrovie. In fuga da un matrimonio che si sta schiantando al suolo, Grace, per cremare la madre, torna in India, laddove si imbatte in un’eredità che non sa di avere, una proprietà sulle spiagge di Madras e un’ignota sorella, Lucia, nata con la sindrome di Down, che finora ha passato la sua vita in una struttura residenziale. E… Monumentale.

Standard