Libri

“Il pedante in cucina”

9788806244057_0_221_0_75di Gabriele Ottaviani

«Aiuto! – cominciava l’e-mail. – Cosa vuol dire un tuorlo d’uovo da venti grammi? Come lo peso? E se è troppo pesante, lo taglio a metà?» Sapreste indovinare quale autore di libri di cucina ha fatto scoppiare questo piagnisteo nella mia casella di posta? Esatto, è Mr Heston Blumenthal. Leggete le sue ricette tutte le settimane? I titoli, almeno, li leggete? Meringa Sbriciolata e Polvere di Pistacchio con Maionese di Salsa di Soia? Vi stimola alla sfida o vi fa sentire terribilmente inadeguati? Sentite titillare le ghiandole salivari e avete i piedi che scalpitano in direzione della cucina, o vi trovate a contemplare il neon blu delle seducenti insegne di Pizza Express? Non fraintendetemi. Io vado in estasi per Mr Blumenthal. Una volta ho cenato al suo ristorante di Bray, The Fat Duck, e pur essendo molto prudente in ciò che ordinavo ho gustato un pasto squisitamente esotico. È un discepolo di El Bulli, il ristorante a nord di Barcellona che ha portato l’innovazione a livelli sbalorditivi, e ci vuole coraggio per fare una scelta simile nelle Home Counties…

Il pedante in cucina, Julian Barnes, Einaudi, traduzione di Daniela Fargione. La cucina è un’arte. Un rito. Una liturgia. Un legame. Una forma di rispetto. Di amore. Di relazione. Di condivisione. Un uso. Un costume. Una tradizione. Una cultura. Un’eredità. Una forma mentale. C’è chi va “a occhio”, in base all’estro del momento, e chi segue scrupolosamente le ricette. Ma quei precetti possono anche essere sbagliati, o imprecisi (del resto, solo il padreterno, per chi vi crede, non conosce fallacia): perché di fatto, poi, alla fin fine, tutto ruota sempre e comunque, e un grande scrittore, che è anche un po’ Pellegrino Artusi, un po’ il Furio di Verdone e un po’ il barberyano Monsieur Arthens, sa coglierlo al volo, attorno alla parola, strumento e prova d’intelletto. Barnes spacca il capello in quattro, e quel “quanto basta” diventa un imprescindibile “non basta mai”, tanto è irresistibile la sua articolata metafora del nostro tempo sempre più precario e bisognoso di riferimenti. Nelle giuste dosi. Da non perdere.

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