Libri

“La notte dei tempi”

614lPFZX+6L._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

«Voglio sapere…» ricominciò Elea. Simon si voltò verso di lei. Senza giri di parole esclamò: «Ha dormito per 900.000 anni.» La donna lo guardò stupefatta. Simon riprese subito: «Le sembrerà assurdo. Anche a noi fa lo stesso effetto. Ma è la verità. L’infermiera le leggerà i rapporti della Spedizione che l’ha trovata sul fondo di un continente ghiacciato, e quelli dei laboratori, che ricorrendo a diversi metodi hanno calcolato il tempo trascorso…» Le parlava con tono distaccato, scolastico, militare, accentuato dalla voce della Traduttrice che, calma, arrivava all’orecchio sinistro di Elea. «Questa quantità di tempo non è concepibile se rapportata alla vita di un individuo, e nemmeno di una civiltà. Del mondo in cui ha vissuto non resta più niente, neanche il ricordo. È come se fosse stata catapultata all’altro capo dell’universo. Deve accettare quest’idea, accettare i fatti, accettare il mondo nel quale si è risvegliata, dove può contare su parecchie persone amiche…» Ma Elea non ascoltava più. Si era alienata. Alienata dalla voce che le giungeva all’orecchio, dal viso che le parlava, dai volti che la osservavano, dal mondo che la accoglieva. Tutto si allontanava, si offuscava, scompariva. Non restava altro che quella spaventosa certezza – poiché, di questo era certa, non le stava mentendo –, la certezza della voragine attraverso la quale era stata scagliata, lontana da tutto ciò che era stata la sua vita. Lontana da… «Paikan!» Urlando quel nome si tirò su e sedette nuda, selvaggia, fiera e scattante come un animale braccato in fuga dalla morte. Le infermiere e Simon provarono a trattenerla, ma Elea si divincolò e scese dal letto urlando: «Paikan!», e si scagliò verso la porta scartando i medici…

La notte dei tempi, René Barjavel, L’orma, traduzione di Claudia Romagnuolo e Anna Scalpelli. Giornalista, critico cinematografico, romanziere e sceneggiatore di culto, uno dei massimi narratori di fantascienza in senso assoluto, René Barjavel, morto settantaquattrenne trentacinque anni fa, torna in libreria con il suo testo più celebre, pubblicato nel millenovecentosessantotto e decisamente evocativo anche per quel che concerne le istanze simboliche del Maggio francese di quel tempo: la storia, irresistibile, è quella che si dipana con prosa ampia sotto il sole abbacinante della gelida e candida Antartide, dove una spedizione francese, s’imbatte per caso in una scoperta che ha dell’incredibile, ossia i resti, a quasi un chilometro di profondità, intrappolati nella roccia, di un’ignota civiltà, antichissima eppure eccezionalmente avanzata. Quando poi, riemergono pure due corpi ibernati…

 

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