Intervista, Libri

De Rosa, Osvaldo… e Dio

Renato de Rosa leggedi Gabriele Ottaviani

Renato De Rosa ha scritto Osvaldo, l’algoritmo di Dio: Convenzionali è entusiasta di intervistarlo per voi.

Da dove nasce questo romanzo?

Una persona me l’ha chiesto, giorni fa. Lì per lì non ho saputo rispondere, poi quella stessa sera, prima di addormentarmi, mi sono improvvisamente ricordato… Tutto nacque dalla barzelletta che mi raccontò Maurizio, un caro amico, moltissimi anni fa. Un signore va al casinò e si mette a giocare alla roulette. Le cose non gli vanno bene, ha quasi finito i soldi, quando sente una voce bassa e profonda che gli suggerisce: «Punta tutto sul rosso!» Lui si guarda attorno e non vede nessuno. Decide di accettare il consiglio ed esce proprio il rosso. Alla puntata successiva ecco un nuovo suggerimento: «Punta tutto sul pari!» Ancora una volta controlla, ma non c’è nessuno vicino a lui: quella voce sembra provenire da un’altra dimensione: esce il pari e vince ancora. Seguono altre tre o quattro puntate guidate dai magici consigli della voce, ora il gruzzolo si è fatto davvero consistente. «Punta tutto sullo zero!» suggerisce infine. L’uomo non sta più nella pelle, è l’occasione della sua vita; mette tutti i suoi averi sullo zero. «12!» annuncia il croupier e la voce commenta: «Dannazione!» Ecco, il punto è proprio questo, sentiamo il bisogno atavico di una voce profonda a cui dare ascolto: quella di un dio qualsiasi, della televisione o del politico di turno. Ma la morale di questa barzelletta è che è meglio non fidarsi troppo, perché anche le voci profonde possono sbagliare. Da qui, man mano, col passare degli anni, è nata e si è sviluppata nella mia mente l’idea di Osvaldo: la verità è che devo dire grazie a Maurizio. A proposito, un piccolo corollario: ricordate di non sottovalutare mai le barzellette: ti insegnano molte più verità dei saggi dei filosofi!

Che ruolo hanno l’informatica, la matematica, le tecnologie, le scienze nella nostra società?

Un ruolo vorticoso: il fatto è che la spirale della storia corre sempre più velocemente. Una volta i progressi erano lentissimi. Mio nonno Armando de Rosa, nato nel 1887, mi raccontava di quando era bambino e vide circolare le prime automobili: gli correva dietro, assieme agli altri bambini, gridando “La carrozza senza cavalli! La carrozza senza cavalli!” Ascoltando i suoi ricordi, sono anch’io in un certo senso testimone indiretto di quei tempi che sembrano remotissimi, ma che sono giunti a me attraverso la testimonianza diretta di chi li aveva vissuti… Da allora l’innovazione tecnologica è stata sempre più rapida. Oggi i quindicenni considerano vecchi i trentenni. Si passa prestissimo alla condizione di brontotecnologi, per usare un termine del mio amico Giancarlo. Ma per quanto tempo ancora l’umanità sarà in grado di reggere un ritmo così vertiginoso? Rendiamoci conto di una cosa: oggi non solo non siamo in grado di prevedere come sarà il mondo tra sei mesi (il Covid ci ha insegnato molte cose), ma abbiamo difficoltà a persino comprendere il presente. Quanti di noi oggi riescono a concepire gli equilibri geopolitici, i rapporti di forza e gli scenari delle grandi potenze? Una volta era facile, gli americani da una parte e i russi dall’altra. Ma ora? Insomma, è impossibile immaginare cosa ci aspetta: secondo me l’ipotesi più probabile è quella di società in cui dovremo ridurci a vivere l’attimo fuggente, senza possibilità di pianificare il futuro. Dovremo improvvisare, come dice il motto dei Marines americani.

Che cos’è per lei l’intelligenza? E quella artificiale?

Qualcuno ha detto che l’intelligenza è la capacità di risolvere problemi. Mi sembra un’ottima definizione. Il rischio è di prenderci gusto, di divertirsi troppo a risolvere problemi. Perché se l’attitudine diventa dipendenza, allora si trasforma da utile strumento a droga. Risolvere problemi, infatti, può donare un piacere profondo, come ben sanno gli enigmisti o i giocatori di scacchi. Il rischio allora è quello di scambiare il mezzo per un fine, alla fine si vive per risolvere problemi anziché risolvere problemi per vivere. Secondo me occorre sviluppare una sorta di “metaintelligenza”, una capacità superiore che ci suggerisca quando è il caso di attivare l’intelligenza e affrontare un problema e quando invece è meglio staccare un po’ la spina e andarsene al mare. L’intelligenza artificiale? È molto più vicina di quanto non si pensi. I computer sanno fare calcoli, riconoscere volti, giocare a scacchi, dipingere, comporre musica e anche abbozzare conversazioni con esseri umani. Ma soprattutto, grazie alle reti neurali, sanno apprendere. Il momento della macchina intelligente è vicinissimo, e credo che avremo molte sorprese. presto vedremo una macchina con la coscienza di esistere.

La tecnologia è un mezzo, non è di per sé né buona né cattiva, è uno strumento e un’opportunità: come fare a non abusarne?

Non è una scelta. Non possiamo decidere di usarne poca o tanta. Che ci piaccia o no siamo costretti a usarla. Conosco gente che qualche anno fa si vantava di non avere la televisione: oggi leggo in rete i loro commenti sul Grande Fratello. Altri che con la faccia schifata giuravano che non avrebbero mai usato Facebook, mentre oggi vedo sulla loro pagina le foto dei loro gatti. La tentazione è troppo forte e occorre essere molto più che santi per resistere.

Viviamo nel mondo delle fake news, degli hater, del cyberbullismo, del revenge porn: come difendersi?

Qui dirò qualcosa contro il sentire comune. Le fake news ci sono sempre state, diffuse casualmente o ad arte. Dalla Donazione di Costantino – un documento falso che legittimò il potere temporale della Chiesa – alla favoletta che Archimede avrebbe incendiato le navi dei greci con gli specchi ustori, per passare poi alla scarpetta di cristallo di Cenerentola che nella favola era di pelle di volpe, o agli spinaci che conterrebbero un sacco di ferro e invece no… Queste e milioni di altre bugie si sono diffuse in tempi non sospetti, quando i computer non esistevano ancora. Anche i bulli ci sono sempre stati, ben prima dei social. E gli odiatori no? Le voci malevole venivano diffuse di bocca in bocca anziché su twitter, ma viaggiavano, eccome se viaggiavano: La calunnia è un venticello, come canta Don Basilio nel Barbiere di Siviglia di Rossini. Il revenge porn, infine, veniva fatto a quei tempi al bar per gli uomini o dalle parrucchiere per le donne, raccontando o magari inventando mirabolanti storie di sesso. Come ci si difende da tutto questo? Con l’educazione e con l’intelligenza: certo, puntare su educazione e intelligenza non è un piano che ci apre molte speranze di successo, ma non credo ci siano molte alternative, perché le leggi saranno sempre aggirate e la censura porterà sempre più danni che vantaggi.

Perché spesso abbiamo l’impressione di essere sorvegliati, che i nostri dispositivi ci spiino come in una sorta di Truman show, che ascoltino le nostre conversazioni anche se solo de visu con gli amici e poi, alla prima connessione online, ci propongano prodotti commerciali legati a esigenze che fino a pochi istanti prima forse non sapevamo nemmeno di avere?

La nostra impressione è giusta: siamo spiati e lo saremo sempre di più. Ma riflettiamo su una cosa: con quale coerenza rivendichiamo il nostro diritto alla privacy quando poi pubblichiamo dieci foto al giorno su Instagram e raccontiamo i fatti nostri su Facebook? C’è un romanzo di Bob Shaw che nel 1972 aveva già previsto tutto e qui apro una parentesi: nessuno scienziato, nessun politico e nessun filosofo è mai riuscito a prevedere il futuro. Gli unici che ce l’hanno fatta sono gli scrittori di fantascienza. Ma torniamo al romanzo, che si intitola Altri giorni altri occhi e parla di una nuova invenzione: il vetro lento, un vetro in grado di “rallentare” la luce che per passare da una parte all’altra impiega minuti, ore o giorni. Uno guarda dalla finestra e se c’è il vetro lento vede quello che è successo il giorno prima! Ma la cosa funziona anche al contrario: piazzando una lastra di vetro lento nella camera da letto di una coppia ignara e poi smontandola, il giorno dopo si potrà vedere tutto quello che quei due hanno combinato durante la notte. Nel romanzo questa invenzione si diffonde capillarmente e ben presto distrugge il concetto di privacy: ognuno può essere spiato. Si va verso un mondo del tutto nuovo, con regole, principi, leggi ed etica completamente diversi. La profezia di Bob Shaw sta avverandosi, la privacy sta sparendo. Le telecamere di sicurezza per le strade o negli aeroporti, i satelliti, il tracciamento del telefonino… siamo un libro aperto in ogni istante della nostra vita. Dobbiamo preoccuparci? Certo, ma, per fare un esempio, sarà più facile identificare i criminali. Chi lo sa cosa ci aspetta? “Lo scopriremo solo vivendo”, cantava Lucio Battisti. Quello che è certo è che ogni giorno il mondo è un mondo nuovo. Migliore o peggiore? Chi può dirlo? L’unica cosa che possiamo fare è cercare di guardare al futuro se non con tranquillità almeno con curiosità.

Di quale innovazione abbiamo bisogno? E perché ancora non esiste?

La risposta è semplice: abbiamo bisogno di un oracolo elettronico. Ma adesso per fortuna esiste: si chiama Osvaldo. Cosa potremmo desiderare di più?

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