Libri

“Boris Vian”

Perrone_Vian_OKMCdi Gabriele Ottaviani

Gli habitué di boulevard de Clichy non sono gli stessi di rue du Faubourg-Poissonnière. Queneau ormai viene di raro, mentre si vedono spesso François Billetdoux, il fedele Doddy, Jacques Lemarchand, Hélène Bokanowsky, Georges Delerue, Pierre Kast, Darius Milhaud e Arthur Honegger, sempre molto attenti alle opere di Boris. Si ascolta Yves Gibeau, il pupillo di casa, collaboratore della rivista Constellation in cui Boris riesce a infilare qualche articolo.

Valère-Marie Marchand, Boris Vian, Giulio Perrone editore. Traduzione di Carlotta Aulisio. Scrittrice e giornalista, autrice di numerosi reportage, Marchand in quest’occasione si cimenta con una figura avvincente, caleidoscopica, interessante, poliedrica, profonda, sfuggente, complessa, articolata, affascinante, magnetica, mutevole: paroliere, drammaturgo, trombettista, poeta, traduttore, scrittore, intellettuale e artista a tutto tondo, anche nell’accezione più alta e politica dei termini, Boris Vian, stroncato sessantun anni fa trentanovenne da un infarto, seguito a lustri di cardiopatie a un ultimo e fatale accesso d’ira per l’interpretazione filmica di una sua opera, è certamente un personaggio che non ha eguali. E di cui al tempo stesso generalmente si ha una visione troppo ridotta: questo puntuale volume colma la lacuna.

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