Intervista, Libri

Amore, arte e…: “Non dipingerai i miei occhi”

jouvence-finzioni-pulvirenti-dipingerai-miei-occhi.indddi Gabriele Ottaviani

Grazia Pulvirenti scrive l’eccellente Non dipingerai i miei occhi – Storia intima di Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani: Convenzionali con gioia la intervista per voi.

Chi erano Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani?

Chi sia stato Amedeo Modigliani è noto: un grande artista, fra i rappresentanti dell’École de Paris, che innovarono i linguaggi espressivi nei primi vent’anni del Novecento. La sua capacità di scavo della psiche umana maturò di pari passo con la sua tecnica pittorica, in grado di scorgere e consegnare al segno l’assoluto dell’animo umano. La sua vicenda umana fu segnata da una passione e una maledizione: la ricerca della bellezza e la malattia, la tubercolosi, che lo fece morire ancora giovane, straziandolo di dolori nel corpo e nella mente, dolori ai quali tentava di trovare lenimento con il consumo di alcool e oppiacei.

Di Jeanne Hébuterne conosciamo i mille volti dipinti da Modigliani, opere battute all’asta per milioni di sterline. Sappiamo della sua tragica fine, suicida, incinta di nove mesi del loro secondo figlio, il giorno dopo la morte dell’amato. Poco o nulla si sa della sua pittura, di estrema forza espressiva, e della sua tempra di donna audace e anticonformista. Un cono d’ombra ha avvolto la sua figura nelle pagine delle biografie dedicate al pittore e delle storie che narrano la Parigi degli anni folli. Le sue opere sono state obliate, occultate per decenni, per volere della sua famiglia bigotta, e solo di recente sono state esposte, pubblicate e vendute in prestigiose aste.

La sua tragica ed esaltante vicenda esistenziale s’inserisce in un momento eccezionale per l’evoluzione dei linguaggi artistici, quando a Parigi maturano le grandi rivoluzioni che vanno dall’arte fauves all’espressionismo e al cubismo, cui la giovanissima Jeanne diede il cui contributo fra i suoi 19 e 21 anni.

Da dove nasce questo libro?

Da un suo dipinto, un autoritratto che vidi in una mostra degli artisti dell’École de Paris. Mi innamorai del suo tratto, dell’intensità dell’espressione e del distillato di dolore e meraviglia che affiorava dal suo sguardo. Tutto ciò mi indusse a indagare la sua vicenda artistica e umana, mossa dal desiderio di ridare voce a Jeanne, di far conoscere la sua storia, come se venisse narrata da lei, di far emergere la sua personalità, contraddittoria e ostinata, il suo amore folle e assoluto, il suo fallimento esistenziale che io leggo e faccio leggere nella mia narrazione come l’ultimo grande amore romantico che nella morte trova il suo trascendimento.

Perché queste figure sono ancora attuali?

La pittura di entrambi è talmente forte e originale da poter affascinare oggi come ieri, da rivelare i misteri dell’animo umano e la grandezza della sofferenza, delle emozioni, del dolore, della passione. La storia di Modigliani non finirà mai di venir scritta, i suoi dipinti non finiranno mai di accecarci con la bellezza che racchiudono e promanano.

La storia di Jeanne è incantevole e struggente: per seguire il suo sogno di amore e arte rinunciò alla propria famiglia, si spinse in punta di piedi nel mondo eccitante, ma anche destabilizzante e travolgente degli artisti di Montparnasse, scelse la fame e la miseria, il freddo e l’umido di una vita randagia, consumata fra un atelier e l’altro, pur di non venir meno alla sua scelta di amare il “maledetto” pittore italiano e dedicarsi alla propria pittura, dalla quale emerge la sua ricerca interiore e la sua visione del mondo e della vita, in bilico fra lo strazio e la bellezza.

Che cosa rappresenta per lei l’arte?

L’arte è la più pura e assoluta forma di bellezza che ci è dato contemplare e creare. E la bellezza per me è il più alto valore della vita umana, insieme all’amore. Entrambi, amore e bellezza sono ciò che ci rende divini. L’arte è ciò che ci consente di intuire un altrove che viene negato dalla miseria della corporeità e della morte, è l’accesso all’assoluto, che si manifesta come quando nella vita cogliamo un momento perfetto.

In che modo secondo lei le vicende private si riverberano sulla produzione di un artista?

Credo che la dimensione privata intrida l’opera d’arte, in quella misteriosa alchimia che consente di elaborare la sofferenza in bellezza, il dolore e la delusione in contemplazione, il fallimento in resilienza. Anche autori, come per esempio Heinrich von Kleist, che sembrano scrivere opere scevre da ogni coinvolgimento individuale e da ogni personale implicazione esistenziale, affondano nelle parole e nel segno del tratto pittorico, scultoreo o, oggi multimediale, con tutto il loro vissuto. Non dimentichiamo che tutto nasce da una mente che interagisce con un corpo e, tramite esso, con l’ambiente naturale e sociale. Le parole nascono dal corpo, l’anima è ancorata ad esso, il pensiero non è solo prodotto dell’intelletto, ma nasce e si manifesta in interazione non solo con il corpo, ma con l’emozione e l’immaginazione. Quindi ogni prodotto dell’immaginazione è anche tremore della corporeità, sussulto delle emozioni, un grumo di noi e delle nostre storie che narriamo per dare senso alla nostra esistenza in questo mondo.

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