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“L’Altro”

31QovFeejSL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

«C’è qualcosa che vuoi dirmi?» esordì il Padre, con voce ferma e guardando fuori dalla finestra. Quella era l’occasione che aveva per riscattarsi e far valere le sue ragioni: al diavolo l’Esercito, i capelli rasati e tutto il resto! Non era quello che lui voleva per la sua vita! Forse non sarebbe mai diventato davvero un musicista, ma non sarebbe nemmeno mai stato un soldato con la zucca pelata. Doveva dirlo, senza indugi, in quel preciso istante. Il Padre probabilmente non avrebbe capito, ma quantomeno Damocle avrebbe finalmente mostrato coraggio per le proprie decisioni. Un nodo alla gola, però, lo prese, e non riuscì a dire una parola. «Sto aspettando…» insistette il Padre, impassibile e con lo stesso tono di voce. Damocle era paralizzato. Sapeva che quella era un’occasione d’oro e che la stava sciupando, ma non poteva davvero fare altrimenti. Ancora una volta, sembrava non avere il controllo delle sue azioni. «Bene, visto che non parli, voglio farti qualche domanda io…» disse il Padre, che poi si voltò verso Damocle. Scurissimo in volto e con tono aggressivo, riprese: «Vuoi spiegarmi che cazzo ti è passato per la testa? Per quale cazzo di motivo non ti sei presentato all’esame? Credevi davvero che non saresti stato scoperto?». «Damocle, rispondi a tuo Padre!» gli fece eco la Madre, implorante. Silenzio. «Oh, ma insomma, possibile che tu non abbia niente da dire?!» sbottò il Padre, gettando a terra la pipa in un impeto d’ira. «Mi dispiace…» furono le uniche parole che riuscì a pronunciare, con gli occhi bassi e un filo di voce. «Ti dispiace? Alleluia! Beh, se ti dispiace, allora tutto è a posto! Tutto sistemato!» replicò il Padre con stizzita ironia. Nessuno fiatava.  

L’Altro, Daniele Fulvi, Scatole parlanti. Che l’autore abbia una raffinata formazione filosofica lo si capisce immediatamente: così com’è subito evidente la sua sapiente abilità nel maneggiare lo strumento della parola, seducente e polifonico, ma insidioso. Damocle, da sempre, ogni volta che in uno specchio vede riflessa l’immagine di sé, in realtà vede un altro, identico a lui nella forma ma irraggiungibile per le capacità che pare dimostrare nella sua esistenza: è questa la sua personale spada che gli pende sulla testa, un senso d’inadeguatezza e di alienazione che ne condiziona l’intera esistenza. Ma… Straordinario, originale, intenso: sarebbe davvero un peccato perdere l’occasione d’immergersi nella sua prosa destabilizzante e benefica.

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