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“Capire la Bosnia ed Erzegovina”

81BljH+0KDL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

Ispirandosi ai Narodnik russi e al canone della letteratura serba, Princip e gli altri assassini che si erano appostati sulla riva della Miljačka a Sarajevo, avevano mandato a memoria il Gorski Vijenac, un agghiacciante epos montenegrino di autentico valore poetico che potrebbe essere letto come appello all’azione violenta rivolto agli ortodossi in tutta la regione. Essi si ispiravano anche a eventi più recenti, per esempio il tentato assassinio del governatore bosniaco Marijan Varešanin nel 1910 da parte di uno studente, Bogdan Žerajić. Sebbene Žerajić avesse mancato il suo bersaglio e fosse solo riuscito a ferirsi mortalmente, il suo esempio ispirò l’amico Vladimir Gaćinović, uno dei fondatori di Mlada Bosna o “Giovane Bosnia”, un movimento rivoluzionario che si era impregnato di patriottismo serbo o addirittura jugoslavo a scuola. Un altro membro di spicco di Mlada Bosna era lo scrittore Petar Kočić. Originario di un piccolo villaggio nei pressi di Banja Luka, scriveva per un giornale patriottico ma antiasburgico «Otadžbina», che era stato pubblicato per la prima volta il 28 giugno 1907, esattamente sette anni prima dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando. Uno dei suoi drammi, Jazavac pred sudom (“Il castoro a processo”) è una satira sulla situazione politica in Bosnia. Un agricoltore, David Štrbac, cerca di mettere sotto processo un castoro (che qui impersona gli švabe ovvero gli austriaci) perché gli divora i raccolti. Distribuita per la prima volta nel 1903, questa favola satirica ispirò una generazione a opporsi al governo di Vienna. Anche i poeti serbi bosniaci Jovan Dučić e Aleksa Šantić avevano ispirato il giovane con le loro idee sulla liberazione dall’oppressore.

Cathie Carmichael, Capire la Bosnia ed Erzegovina – Alba e tramonto del secolo breve, Bottega Errante Edizioni. Postfazione di Azra Nuhefendić. Traduzione di Piero Budinich. Chi scrive ha avuto la fortuna di visitare in più occasioni la Bosnia, in particolare Banja Luka, città dal grande fascino, che nella mente solletica le corde di una dolceamara nostalgia, e dalle molte contraddizioni, come del resto sono tutti quei territori distanti ma vicinissimi, volti segnati dalle rughe del tempo del conflitto, della speranza, di una pacificazione ancora non avvenuta rispetto a un passato articolato e complesso: il ritratto che Cathie Carmichael fa di una nazione nevralgica da ogni punto di vista, centrale sia sotto l’aspetto geografico che soprattutto storico nelle vicende del vecchio continente, è dettagliatissimo e rivelatore. Da leggere.

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