Libri

“Cose dell’altro mondo”

biferalidi Gabriele Ottaviani

Non so se avete presente quella frase di Conrad, in cui lui si chiede: come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra, io sto lavorando? Ecco, la stessa cosa, più o meno, vale per me. Come faccio a spiegarvi che quando guardo il cielo, io sto lavorando? Mi chiamo Peggy LeMone, spesso mi presentano come ricercatrice, come meteorologa, ma il titolo che mi piace di più, a cui mi sento più legata, è quello di studiosa di nuvole. Le nuvole, sì, che sembrano così leggere, che per i bambini possono essere solamente bianche, ma che gli adulti guardano at­tentamente per coglierne le sfumature, e che possono far cambiare l’umore a chiun­que, dalle persone romantiche a quelle insicure. Mi sono sempre chiesta quanto pesasse una nuvola. Diventare grande, per me, è stato anche questo, in fondo: sono passata dal guardarle, dal disegnarle continuamente, a farle diventare poi l’oggetto principale delle mie ricerche. Per calcolare il peso di una nuvola, occorre conoscer­ne la densità: mezzo grammo per metro cubo. Un cumulo di nuvole corrisponde a un cubo di un chilometro di lato. Il volume, quindi, è un milione di metri cubi. E quindi quanto potrà pesare una nuvola? Facile, basta fare mezzo grammo per un miliardo di metri cubi, il risultato sarà mezzo miliardo di grammi, ossia cinquecento tonnellate. Una nuvola, quindi, pesa come cento elefanti, come duemilacinquecento asini. Quello che prima era solo un sogno, uno dei frutti della mia fantasia, adesso è diventato quasi una certezza. So che sembrerà strano, ma a volte mi sembra di conoscere meglio quello che c’è sopra di me, in quella parte di mondo che non pos­siamo toccare, di quello che mi circonda. È bello sapere che esistono, le nuvole, e che rimarranno lì, dove le abbiamo sempre disegnate. Così pesanti, così leggere.

Cose dell’altro mondo, Giorgio Biferali, Clichy. Illustrazioni – magnifiche, poetiche, raffinatissime e in perfetta armonia con i brevi e brillanti testi, istantanee tutte in prima persona – di Elisa Puglielli, cui già si deve la splendida copertina del Romanzo dell’anno, sempre di Biferali, e che ha uno stile originalissimo e inconfondibile, con un dolce mood che ricorda la delicatezza visionaria di artisti come, solo per fare qualche nome, Marie Cardouat, Pierô, Xavier Collette, Clément Lefevre, Franck Dion, Carine Hinder, Jèrôme Péllissier, Jean-Louis Roubira, Marina Coudray e Paul Echegoyen. Si dice che proverbialmente uccida il gatto, ma in realtà la curiosità, purché certo, come di tutto, ce ne si avvalga cum grano salis, è una dote preziosa, un dono, un regalo, un’opportunità, è spesso la più immediata possibilità per ampliare la propria conoscenza di sé, del mondo, delle cose, del prossimo, della vita, che, si sa, è quel che ti succede mentre fai altri progetti: Giorgio Biferali è uno scrittore di gran talento, è un insegnante – e questo libro sarebbe veramente perfetto da far leggere nelle scuole, di ogni ordine e grado – e un profondo conoscitore del cinema, ed è con ogni evidenza una persona curiosa, consapevole del fatto che la cultura sia in primo luogo non di chi sa, ma di chi impara. E per imparare bisogna studiare: Biferali lo fa, studia. Legge una notizia, si incuriosisce, si documenta, scava, approfondisce, trova il tesoro, scopre che quel che pare impossibile invece è vero, quando, come si suol dire, la realtà, colorata quanto il costume di Arlecchino, se non di più, supera la fantasia. In questo mondo in cui è capitata davvero una cosa dell’altro mondo, ossia il Coronavirus, col suo strascico di lutto, dolore, e patimento, con lo sconvolgimento che ha portato nelle priorità e nelle rassicuranti abitudini di ognuno, in questo momento storico in cui è arduo viaggiare Biferali, che qui si veste da Queneau, ma mantiene intatta la sua fulgida unicità, prende per mano il suo lettore, amichevolmente, e lo porta da un ragazzo che, guarda un po’, si incuriosisce e si avvicina al mondo delle pagine e delle parole per il tramite del catalogo dell’Ikea, da un contadino russo che ha messo sugli occhi delle sue mucche un visore per far loro immaginare prati verdi anche in mezzo alla neve alta, da un professore dell’Università del Texas che ha scelto di vivere con poco, per non dire quasi niente, a Barcellona dagli inventori del club delle risate a pagamento, in Giappone dal direttore di un cinema che suggerisce ai registi di osservare bene i futon, perché sono formidabili scrigni pieni di storie, e anche di denari, da uno scrittore che si è laureato in Iran, dov’è nato e cresciuto, ma poi è scappato perché scriveva su una rivista filocurda e rischiava la persecuzione, ha attraversato mille peripezie ed è però finito in una prigione in Papua Nuova Guinea, dove gli hanno tolto tutto, identità compresa, ma lui è riuscito a procurarsi un telefono e pian piano, passo dopo passo, un giorno dopo l’altro, inviandolo a un amico, ha composto un romanzo su WhatsApp, per raccontare la storia sua e dei suoi compagni di sventura, da un regista che colleziona istantanee d’un tempo senza nome, nella magnifica Grenoble, città che ha fatto dell’impegno per l’ambiente una prerogativa capitale, dove alle fermate della metro assieme al biglietto ogni viaggiatore trova un racconto lungo quanto l’attesa del convoglio, e… Una delizia impeccabile e imperdibile.

 

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...