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“Odiare l’odio”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Poi esistono gli odiatori di ogni diversità, a cominciare da quella sessuale. Un esempio? Basta consultare il profilo Instagram «Le perle degli omofobi», gestito da due ragazze che hanno avuto il torto di postare una loro foto mentre si baciano: «Non voglio avere un (sic) onda di invertiti che poi mi rompono il cazzo. Per essere come voi serve il manganello. Tanto vi piacciono le cose lunghe. Ve lo diamo sui denti e magari guarite». Oppure: «Se sei frocio nel 2020 non ti lamentare se poi ti accadono certe cose… Te le cerchi!…»; «Poverette sono malate, bisognerebbe aiutarle a capire il senso della vita». La diversità degli altri vista come malattia. Che si cura con le medicine, o con le botte. O gli insulti. Sono decine i casi registrati in Italia nell’ultimo anno. E ha fatto scalpore la foto, pubblicata dalla madre, di una ragazza inglese lesbica picchiata, per l’ennesima volta, in ragione della sua scelta sessuale. E poi, a partire dagli immigrati, è la politica a usare toni belluini. Marilisa D’Amico è co-fondatrice di Vox e professore ordinario di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano. Quando è stata pubblicata la ricerca del suo istituto ha dichiarato: «I dati emersi dalla Mappa 4.0 mostrano una drammatica correlazione tra il linguaggio dei politici sempre più caratterizzato da toni intolleranti e discriminatori con l’aumento dei tweet razzisti e xenofobi. Ciò non solo sembra creare un clima culturale sempre più ostile al “diverso”, ma legittima la diffusione dei discorsi d’odio lesivi dei principi di uguaglianza e di solidarietà, ai quali è ispirata la nostra Costituzione. Ancora, le parole d’odio, che si moltiplicano sul web, si traducono in scelte politiche e normative che hanno un’incidenza sui diritti dei migranti in arrivo e sulle fondamenta dello Stato di diritto». Il leader della Lega, protagonista assoluto di questo imbarbarimento del linguaggio politico, fino all’uso del citofono per esporre al pubblico ludibrio una persona, dovrebbe riflettere su questi dati. Ma neanche chi si dichiara di sinistra ha lesinato odio, in una preoccupante omologazione di linguaggio. Agghiacciante quello che si è scatenato contro l’allenatore del Bologna, colpevole di aver dichiarato il proprio voto per la Lega. Si sono lette cose come «La chemio ha effetti collaterali, bisogna capirlo» o «Mihajlovic sosterrà Salvini in Emilia-Romagna, con un tumore già ci convive». O anche i tweet che deridevano il deputato leghista Buonanno, morto in un incidente d’auto.

Odiare l’odio, Walter Veltroni, Rizzoli. Il sottotitolo – Dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social: le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo – non potrebbe essere più chiaro, preciso, efficace e adatto ai tempi, dato che molto spesso diamo prova in molti modi e maniere di essere una società che mostra al prossimo un volto volgare, rabbioso, invidioso, violento, meschino, razzista, ipocrita, falso, materiale, che crede più facilmente a una notizia falsa che a una vera, che è sempre più social e sempre meno solidale. L’odio è un sentimento umano, e quindi come tale non è un’esclusiva dei nostri tempi, è parte della natura dell’individuo: il progresso della contemporaneità però, fornendo un gran numero di possibilità, di opportunità, di mezzi, che in quanto tali non sono né buoni né cattivi, la qualifica si deve all’uso che se ne fa e all’atteggiamento con cui ce ne si avvale, sembra persino aver sdoganato l’impudicizia. Un tempo infatti ci si vergognava di provare sentimenti malvagi, che venivano repressi e celati: ora la società dell’ostentazione invece si gloria anche della propria inverecondia, dimostrando di aver imboccato una rotta che non può che portare in luoghi oscuri. Se il sentimento dell’odio è dunque naturale, è naturale anche odiarlo: di più, verrebbe da pensare che, come sa chi ha avuto l’opportunità di studiare per esempio un po’ di latino, una doppia negazione affermi, e dunque da un doppio male nasca un bene, pertanto odiando l’odio si finisce per intraprendere il sentiero della solidarietà, ginestra che in fondo sa fiorire persino sulle riarse pendici di un vulcano. Politico, giornalista, regista, scrittore, Veltroni riflette sul male e sulla necessità di combatterlo, con sobrietà e onestà intellettuale e senza retorica: da leggere.

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