Libri

“La Dolce Vita di Fraka”

COVERdi Gabriele Ottaviani

Solo dunque dopo la morte di Puccini, Fraccaroli si rimette “appassionatamente e ansiosamente” a scrivere sul compositore. «Dinanzi alla tragedia che tutti ci straziava sentii che non dovevo più far tardare alla sua memoria quell’omaggio che sapevo essergli infinitamente caro». E così a gennaio del 1925 esce la nuova biografia. In essa Fraka svela altri versi “bislacchi” e sconosciuti del maestro e sostiene che la Rondine, terz’ultima fatica del compositore, scritta nel 1917 (la più amata dal maestro), ha uno swing straordinario e che, intessuta com’è di danze moderne, sembra anticipare addirittura il jazz. L’inviato del Corriere apprezza soprattutto l’ultima composizione di Puccini, l’incompiuta Turandot, tratta dalla fiaba di Carlo Gozzi, nella quale si fondono elementi comici e drammatici e la cui protagonista si trasforma, da gelida e crudele, in donna innamorata. Tant’è che nel 1926 scrive su quest’opera una monografia, assieme a Renato Simoni e Giuseppe Adami (i due autori del libretto), a Filippo Sacchi e Ugo Ojetti. E il 27 aprile di quello stesso anno racconta sul Corriere della Sera la prima, tenutasi domenica 25, del grande e misterioso lavoro non completato dal maestro toscano, scomparso da un anno e mezzo e per la cui rappresentazione in città vi è un’attesa spasmodica. Sul palco d’onore non c’è Mussolini e dunque l’opera è diretta da Arturo Toscanini (questi aveva preannunciato che avrebbe impugnato la bacchetta solo se il duce fosse stato assente). La Scala – scrive Fraccaroli – è immersa nell’ombra. Sono le nove e sta per cominciare la rivelazione di Turandot… La luce della sala viene tolta. Nella zona buia i palchi spalancano bocche di ombra più fonda. Un pallore giallino sfuma dall’orchestra inabissata: le lampadine incappucciate sui leggii. Di colpo, in quell’albore si vede sorgere una figura che si staglia nera e sottile. Attorno alla testa i capelli leggeri sfioccati mettono un senso curioso di aureola. È Toscanini, il maestro incomparabile che si appresta a combattere l’ultima battaglia del grande amico morto, e che alla preparazione del cimento ha dato tutto se stesso, come sempre. Con una commozione infinita. La figura nera e sottile solleva alto un braccio, armato di una lunga gracile bacchetta. C’è nel pubblico un attimo di sospensione. Veramente sembra di sentir alitare nella sala la sensazione dell’attesa enorme sulla soglia del mistero che sta per rivelarsi: il mistero di questa tanto aspettata Turandot, l’ultima opera di Puccini, quella che racchiude il profumo dell’ultima sua canzone, quella che egli amava con tenerezza, con malinconia istintiva come se avesse sentito che questa era l’ultima sua creatura, e non la avrebbe vista poi correre per il mondo come le altre sue sorelle. Un attimo. E l’orchestra si avventa sulla musica. Toscanini ha dato il segno dell’attacco. L’opera ha un inizio violento: una serie di strappate laceranti su cupi tonfi di gong. E il velario si apre sulle mura di Pechino, colossali e infocate nella luce del tramonto…

La Dolce Vita di Fraka – Storia di Arnaldo Fraccaroli, cronista del Corriere della Sera, Gianpietro Olivetto, All Around. Nell’ambito della collana Giornalisti nella storia, diretta da Giancarlo Tartaglia, direttore della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, consigliere di amministrazione della Scuola di giornalismo di Urbino, autore di saggi di storia contemporanea, docente all’Università Luiss e molto altro ancora, il volume di Gianpietro Olivetto, tra l’altro vaticanista di lunghissimo corso, inserito nella prestigiosa longlist di quest’anno di una delle più importanti rassegne letterarie italiane, il Premio Comisso, giunto alla trentanovesima edizione, ritrae con dovizia di particolari e cura da miniaturista appassionante, avvincente, intrigante e stimolante, un uomo, un filosofo, un poeta, un umorista, un commediografo, un giornalista eccellente e illustre ma troppo poco noto: Arnaldo Fraccaroli. Da non perdere per nessun motivo.

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