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“Trattato di medicina in 19 racconti e 1/2”

Copertina_Trattato_di_Medicina_di Gabriele Ottaviani

Delle duecentosei ossa del corpo umano non fa parte l’osso del pene, dal momento che il maschio dell’uomo (Homo sapiens) non ne possiede uno. Gli scienziati sono giunti alla conclusione che la scomparsa dell’osso nel corso dell’evoluzione sia dovuta al fatto che, a un certo stadio del suo sviluppo, l’uomo ha abbracciato la monogamia. Che farci! Questa tesi si scontra con l’opinione di molte donne di oggi secondo le quali il pene dell’uomo ha un osso al suo interno. In ogni caso, altri mammiferi quest’osso lo possiedono eccome: perfino il topo (Mus musculus) ha il suo ossicino peniene mentre, all’altro estremo (in fatto di dimensioni), troviamo la balena azzurra (Balaenoptera musculus) il cui osso peniene raggiunge i 2,7 metri. Oggigiorno, però, i maschi umani fanno di tutto per compensare quest’ingiustizia evolutiva. Ecco la lista degli oggetti che l’urologo A.D., nel corso della sua carriera trentennale, ha estratto chirurgicamente dal pene dei pazienti: una penna stilografica, un tagliaunghie, un fermacravatta, alcune pietruzze (di vari colori, che risultarono rubate dal mosaico La Bella di Durazzo nel funereo 1997), un ditale, un bottone di madreperla, un ago per materassi (da un paziente con lo stesso cognome, Materassi, per l’appunto), alcuni bossoli di varie dimensioni, una forchetta per sottaceti (uno dei rebbi aveva forato la pelle e scintillava al sole, fuori dai pantaloni), la lama di una forbice per baffi, alcuni 10 Phallus 74 stuzzicadenti, un compasso, una gomma, una bussola, della carta di riso con una frase di Mao, un cellulare e, infine, una chiavetta USB…

Trattato di medicina in 19 racconti e ½, Arben Dedja, WhiteFly Press, introduzione di Giulio Mozzi, docente, scrittore e consulente editoriale. Laureatosi in medicina e chirurgia nella sua città natale, Tirana, dopo tre anni come medico condotto nella regione nordorientale dell’Albania Dedja, autore di saggi, romanzi, poesie e racconti, si è specializzato in chirurgia generale, ha lavorato come urologo e dal millenovecentonovantanove vive in Italia dove è al momento ricercatore, nel Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Padova: in questa brillantissima racconta di prose – Vecchi moncherini, Il dottor Achille Botti, Esercitazioni di Anatomia, Siamesi, WC, Morgue, Siringa, Errata corrige, Manicomio, Phallus, Nella torre della carne, Museo e Professioni – che verrebbe davvero da definire chirurgiche, efficaci, asciutte, surreali, lievi ma profondissime, disturbanti, ironiche, ciniche, sarcastiche, liriche, agrodolci e commoventi, ma anche esilaranti, l’autore affronta l’umanità nel suo complesso, inducendo alla riflessione. Da leggere, rileggere e far leggere.

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