Libri

“Tenera è l’acqua”

teneradi Gabriele Ottaviani

Si era chinata su Gloria. Aveva sempre le palpebre abbassate, ma sembrava più agitata e aveva preso ad aprire e chiudere i pugni con forza, fino a gonfiare le vene intorno ai polsi. Di colpo si stupì di non averci pensato prima. Il vomito, la nausea, le mammelle ingrossate. Poteva essere incinta. Non bisognava davvero escluderlo. A quattordici anni una gravidanza sarebbe stata per chiunque un problema, ma nella situazione familiare di Gloria addirittura un dramma. La madre lavorava in nero come commessa in un negozio di viale Libia, aveva tre fratelli più piccoli, il padre se n’era andato e, da quanto lei aveva capito, non si preoccupava minimamente di contribuire a mantenerli. Gloria non aveva mai un soldo in tasca, non partecipava ai campi scuola. Da quattro mesi era senza cellulare perché lo aveva perso e la mamma non glielo aveva ricomprato. Una tragedia per un’adolescente.

Tenera è l’acqua, Sebastiano Nata, Atlantide. Sono amici, si amano, amano il nuoto, sono feriti, spaesati, smarriti, non si riconoscono nel mondo che li circonda, nella realtà tentacolare e spersonalizzante che li avvolge e che pare divertirsi a svellere ogni punto di riferimento: Roma del resto è metropoli, certo, ma anche provincia, agglomerato di contrapposte intimità, di fragilità lievissime ma inesorabili. Giacomo, Mattia e Paola sembrano essere sempre ogni volta sul punto di arrendersi, di lasciarsi andare alla corrente, di pensare che in fondo non ne valga affatto la pena, che nulla importi: ma poi, invece, restano a galla, nuotano, lottano, resistono. Perché in una realtà sempre più materiale, invidiosa, rabbiosa, cattiva e iniqua ci deve essere ancora spazio per la speranza, per ciò che non si può comprare, ma che proprio per questo ha valore inestimabile: Sebastiano Nata parla con accenti liricamente scabri, e per questo maestosi, di coraggio, solitudine e dignità, con una prosa che è semplicemente necessaria.

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