Cinema

“Istmo”

locandina-Istmodi Gabriele Ottaviani

Aborre il fritto, fossero anche semplici foglie di salvia, non mangia pressoché altro che hummus e tzatziki, che si fa consegnare a domicilio, accompagnandoli per lo più con bibitoni proteici che lo aiutano a mantenere definito il fisico da influencer, che cura – nemmeno troppo, dato che fuma e svapa quasi senza sosta – senza passione. Dice di non avere tempo ma lo spreca in mille modi, uno più inutile dell’altro, sostiene di essere una specie di fotografo e viaggiatore ma in realtà, anche perché non prende l’aereo, è solo sul web che si sposta tra le mete, i monumenti e le strade più celebri del globo, che grazie a un green screen casalingo usa come fondale per le foto di sé nudo che tanto piacciono ai numerosi follower del suo celebre profilo, Cynthio’s trip. Orlando, orfano da anni, traduttore svogliato dallo spagnolo di vecchi film latinoamericani per una rassegna gestita da una donna che abita in una sorta di diorama à la Wonderstruck, non aggiunge vita ai giorni, ma giorni alla vita: di fatto campa in kimono, ed è, in ogni aspetto della sua esistenza, forma, non sostanza, falso, non vero, incapace di gestire, provare, accettare, immaginare emozioni, men che meno il sesso, o l’amore. È un asociale, immaturo, incompiuto, irrisolto, fragilissimo nonostante l’atteggiamento borioso, del tutto privo di quella tranquilla accettazione che le cose possano accadere in un ordine diverso da quello immaginato che tutti chiamano pazienza: ma al tempo stesso bloccato, in tutto e per tutto, perfetta quintessenza di una generazione né carne né pesce, troppo analogica per dirsi digitale, troppo digitale per dirsi analogica, a cui è stato promesso un futuro solo per il gusto sadico di poterglielo sottrarre. E qualsiasi altrove è fonte di incubi, idiosincrasie, fobie, sgomento. Non esce mai dalla sua dimora ingombra di abitudini che lo avviluppano e retaggi polverosi che odia ma non getta, anzi, la maggior parte del tempo la passa addirittura rinchiuso in camera, un labirinto, un tunnel che non vuole lasciare per andare incontro alla proverbiale luce, tanto che lo ha arredato, una tana dalle pareti blu dove ha appeso una carta geografica, la locandina di The dreamers e una riproduzione di Roy Lichtenstein. Ha lo sguardo vuoto e se lo rivolge a qualcuno è solo per disprezzo, è in perenne conflitto con Agnese, che si occupa della casa, e soprattutto col suo amico e coinquilino Amad, troppo schietto, anche se sibillino, perché possa affrontarlo. Per quanto lontano si possa fuggire, però, non si può farlo da sé: e Marina, insegnante d’italiano agli stranieri, che lui però conosce inizialmente solo come rider, gli mostra che un’altra via è possibile. Quindi… Su Chili a partire dal venti di maggio, soggetto e regia – nonché produzione, con la sua Tejo – di Carlo Fenizi (La luce dell’ombra, Effetto paradosso, Quando si muore…, Umbra), che firma la sceneggiatura assieme al protagonista, Michele Venitucci (Tutto l’amore che c’è, Fuori dalle corde, Il seme della discordia, Aspettando il sole, Io che amo solo te, Il giorno più bello, La casa di famiglia, Wine to love), nel cast con, tra gli altri, Timothy Martin (L’estate addosso, Black butterfly), Caterina Shulha (Immaturi – Il viaggio, Smetto quando voglio, La vita possibile, Hotel Gagarin, L’uomo del labirinto), Antonia San Juan (Tutto su mia madre, Piedras, Amnèsia, Il buco, La que se avecina), Mirna Kolè, Alessandra Carrillo, Yaimi Álvarez Chacón, Assia Maselli, Maria Rosaria Vera e Francesca Sanapo Istmo – tramite, limite, confine – è il nuovo, riuscito e affascinante tassello del percorso artistico sempre più maturo, colto, raffinato e originale del regista foggiano, che filtra attraverso il setaccio della sua attenta sensibilità in cui niente è casuale (si pensi solo per esempio al nome dell’erba miracolosa coltivata dalla caleidoscopica comunità di Effetto paradosso, con le magnetiche Julieta Marocco e Cloris Brosca, l’ipazia, omonima dell’intellettuale alessandrina martire neoplatonica della libertà di pensiero, assassinata da una folla di cristiani in tumulto). Menzione speciale comme d’habitude per la tessitura musicale, in cui spiccano l’irresistibile Cielito lindo, il Canone di Pachelbel e Der Hölle Rache, dal Flauto magico di Mozart.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...