Libri

“Parole contro la paura”

unnamed (4)di Gabriele Ottaviani

Vera Gheno, docente a Firenze e a Roma, saggista dalla prosa bella e chiara, sociolinguista specializzata in comunicazione digitale e traduttrice dall’ungherese, lingua che le è materna in tutte le accezioni, verrebbe da dire, dell’aggettivo, per vent’anni collaboratrice dell’Accademia della Crusca, gestendone pure l’account Twitter, e ora con Zanichelli, è autrice di libri come Potere alle parole: perché usarle meglio, Femminili Singolari: il femminismo è nelle parole e, con Bruno Mastroianni, Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello: è una divulgatrice brava e sapiente, che sa ascoltare e farsi ascoltare, capire e far capire. Inoltre, sa quello che sanno molti, ma a differenza di quasi tutti non se ne dimentica (i peggiori in realtà si comportano in maniera ancora più infida: fanno finta di dimenticare): le parole sono importanti. Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire, ha scritto Alda Merini: Gheno invece scrive per Longanesi Parole contro la paura – Istantanee dall’isolamento. È innegabile, infatti, che il Coronavirus abbia costretto ognuno, in misura maggiore o minore, al netto di tutta una serie di problematiche specifiche, più o meno gravi, sia a livello effettivo che della percezione che se ne ha, in primo luogo a modificare almeno in parte le proprie rassicuranti e consolidate abitudini, l’arredamento della propria vita, quei punti di riferimento senza i quali l’esistenza in una certa misura non sembra più tale, portando a chiedersi cosa si sia inconsapevolmente fatto di male per meritare di non averla più: ma proprio in una situazione così complessa, dal punto di vista storico, economico, sociale, affettivo, psicologico, culturale, politico e via discorrendo, è, se possibile, ancora più importante usare le parole, che non sono né buone né cattive, come tutti i mezzi, ma possono far male, con attenzione, con rispetto, con proprietà, con cura. I care, mi sta a cuore, ci tengo: è, in fondo, il primo e fondamentale comandamento, non fare agli altri quel che non vorresti subire. Vera Gheno è una studiosa, e il suo metodo è stato questo: Ho pensato di creare un album di “polaroid di parole”. Ho chiesto ai frequentatori del mio profilo Facebook di elencarmi le prime tre parole venute loro in mente pensando al momento che stanno, che stiamo vivendo; dopo aver ricevuto un migliaio di risposte, ho fatto una richiesta più ristretta, chiedendo termini riferiti a cose concrete. Nel primo caso, infatti, senza che io avessi specificato nulla, la maggior parte delle persone ha descritto stati d’animo, sensazioni, sentimenti. Ho cercato una narrazione più intimistica, più personale, dell’evento che ci vede tutti coinvolti: una sorta di visione magari alternativa a quella delineata dai mezzi di comunicazione di massa. Ed è successo proprio questo: laddove mi aspettavo molti più termini dibattuti dai notiziari e dai giornali, ho scoperto invece una storia completamente diversa, fatta di concetti spesso pratici, comuni, per niente specialistici. Le piccole e grandi preoccupazioni delle persone immerse, anzi, quasi affogate nel loro quotidiano. Ho diviso le risposte ricevute in ordine alfabetico e per ogni lettera ho creato una ‘nuvola’ di parole: quelle scritte con carattere più grande sono, chiaramente, le più ricorrenti. Le ho messe in fila e le ho analizzate, dalla A di attesa alla Z di zombie. Ogni nuvola racconta una sua storia: la storia dello “spirito del tempo” dei nostri giorni sospesi. Ma io, a parte narrare quella versione, ho scelto quasi per ogni lettera di raccontare anche alcune parole collaterali, che a volte sono tra quelle citate dai miei contatti, anche ‘se magari in carattere più piccolo, e a volte mancano del tutto, ma mi sembravano comunque rilevanti da registrare. Uno è il filone delle parole direttamente legate al racconto della pandemia sui media, che ho chiamato Panmedìa; un altro è quello di termini che sono emersi, o tornati in auge, di questi tempi, e che in qualche modo contribuiscono a delinearne, appunto, lo spirito: lo Zeitgeist. Perché ricordiamolo: ogni parola non è mai “solo” una parola, ma una specie di gancio verso un intero mondo di significati. In questo modo, spero di creare una galleria di immagini rilevanti del “tempo della pandemia”, così da renderlo raccontabile anche alle generazioni che verranno. Magari, imparandone anche qualcosa. Una per lettera, come in ogni glossario che si rispetti, istantanee di secondi lunghi davvero quanto un anno bisestile, attesa, bambini, casa, distanza, emergenza, famiglia, guanti, homeschooling, incertezza, jogging, killer, libri, mascherina, noia, opportunità, paura, quarantena, resistenza, silenzio, tempo, umanità, vuoto, webinar, xenofobia, yoga e zombie, in rigoroso ordine alfabetico, sono dunque il nostro nuovo lessico familiare: e avere, nel mare delle parole, e dunque della consapevolezza, una guida sicura come Vera Gheno è una fortuna da cogliere al volo.

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