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“Re in fuga”

Screenshot_20200314-173306di Gabriele Ottaviani

Lo jugoslavo Gligorić era il personaggio ideale per entrambi (Bobby si esprime in serbo senza problemi). Ma, quel giorno, la linea New York-Mosca-Belgrado diventa il non-luogo perfetto per una recita stravagante in perfetto stile teatro dell’assurdo. Si intendevano senza intendersi mai, a bella posta. L’unica cosa su cui sembravano trovarsi d’accordo  –  va da sé – è che dovevano giocarsi quella finale con Spassky, poco altro. Bobby voleva Buenos Aires con le sue bistecche giganti, un clima che adorava e una borsa decisamente migliore, molto alta. Petrosjan insisteva per non giocare lontano da Mosca, voleva restare in Europa, magari in Grecia. Preso in mezzo, Gligorić faceva da punching ball, rimbalzava. Sembravano una vecchia coppia che litiga per interposta persona (o due ragazzini che si rimproverano chissà quale grande dispetto tramite i buoni uffici della mamma). Materialismo dialettico più Beckett; braccio di ferro e puro e semplice gioco di ripicche. «Per me la cosa più importante è l’ambiente in genere, non i soldi» insiste Petrosjan tramite l’ambasciata di Gligorić. Fischer ribatte immediatamente che per il russo «i soldi non sono importanti perché ha lo Stato che lo sostiene» e Petrosjan, di rimando, usa lo stesso argomento al contrario: «anche Fischer ha uno Stato, si faccia sostenere da quello». Avrebbero potuto continuare all’infinito. Da ultimo è la Fide, la Federazione Scacchistica Internazionale, a scegliere, col sorteggio. Per la gioia di Bobby si gioca a Buenos Aires, al teatro San Martín, lungo l’Avenida Corrientes, in pieno centro. Nell’elegante sala liberty si respirava l’aria delle grandi occasioni…

Re in fuga – La leggenda di Bobby Fischer, Vittorio Giacopini, Il saggiatore. Antiamericano pur essendo americano, antisemita pur essendo ebreo, pedina nella partita a scacchi, è proprio il caso di dirlo, della guerra fredda in quanto campione perfetto da strumentalizzare per dimostrare la superiorità dell’occidente contro l’oscurantismo del blocco sovietico, in quanto genio capace di vincere, tra un arrocco e uno scacco matto, contro i più forti avversari, di fatto esiliatosi in Islanda, Fischer è stato ed è tutto il suo contrario: questa è la sua storia. Straordinaria.

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