Libri

“Il grande sonno”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Abbiamo suonato il campanello, ed è venuto ad aprirci un biondo imbrillantinato che ci ha fatto strada lungo un primo corridoio, attraverso un enorme salone ribassato ingombro di pesante mobilia scura, e poi per un altro corridoio che si apriva sul lato opposto del salone. Il biondo ha bussato a una porta ed è entrato, tenendoci la porta aperta. Eravamo in uno studio tutto pannelli di legno, con una porta-finestra sul lato opposto che affacciava su un giardino buio di alberi misteriosi, da dove entrava un profumo di terra umida e di fiori. Grandi e sbiaditi dipinti a olio alle pareti, poltrone, libri, e un odore di buon sigaro che si mescolava all’altro. Taggart Wilde era seduto a una scrivania: un uomo di mezza età, ben nutrito, con gli occhi azzurro chiaro che esprimevano cordialità pur rimanendo impassibili. Aveva di fronte una tazza di caffè e teneva fra le dita curate della sinistra un sottile sigaro. A un angolo della scrivania, su una poltrona in pelle blu, era seduto un altro uomo: sguardo freddo, faccia tagliata con l’accetta, magro come un manico di scopa e duro come il direttore di un ufficio prestiti. Le guance lisce sembravano esser state rasate nell’ultima ora. Indossava un completo marrone ben stirato, e sulla cravatta era appuntata una perla nera. Aveva le dita lunghe e nervose di uno dal cervello svelto. Sembrava pronto a combattere. Ohls ha tirato indietro una sedia e si è accomodato. «Cronjager, i miei rispetti. Ti presento Marlowe, è un detective privato che sta lavorando a un caso» ha detto, con un sorriso non proprio spontaneo. Cronjager mi ha guardato senza un cenno, manco fossi una fotografia. Poi ha mosso il mento di un paio di centimetri, non di più. È intervenuto Wilde: «Siediti, Marlowe. Cercherò di tenere a bada il capitano Cronjager, ma sai come stanno le cose. La città è grande, ormai». Ho eseguito e mi sono acceso una sigaretta. Ohls ha guardato Cronjager: «Cosa avete scoperto sull’omicidio di Randall Place?».

Il grande sonno, Raymond Chandler, Adelphi, traduzione di Gianni Pannofino. Da poco riedito, prima perla della prevista collana di ripubblicazione totale delle opere dell’autore che ha ispirato anche Osvaldo Soriano, da Adelphi nella nuova traduzione di Gianni Pannofino, a sessant’anni dalla morte del suo autore, uno dei più grandi scrittori non solo americani né tanto meno di genere, ma mondiali e in senso assoluto, nonché a ottant’anni esatti dalla sua prima pubblicazione, da dopodomani questo romanzo – l’opera di fatto d’esordio di Chandler, il padre di tutti i gialli, il primo episodio della leggendaria saga del sublime, stropicciatissimo, bogartiano, hard boiled Philip Marlowe, investigatore privato contattato da un patriarca morente che non vuole che alle figliolette di costumi niente affatto difficili, tra pornografi, boss e sbirri, venga torto un capello e soprattutto estorto un dollaro nella cupa, torbida ed efferata Los Angeles degli anni Trenta preconizzatrice di Black Dahlia et similia, uno scritto formidabile per cui, caso più unico che raro, la definizione di capolavoro non solo non è iperbolica, ma è anzi riduttiva – sarà finanche in esclusiva in versione audiobook sulla prima piattaforma europea di audiolibri e podcast con un catalogo in continuo aggiornamento di oltre centomila libri, Storytel Italia, letto da Stefano Braschi. Imperdibile.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...